Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Riparte l’iniziativa diplomatica in Terrasanta con una sola certezza: la spirale delle violenze, degli attentati e delle rappresaglie non ha alcuna prospettiva. Non presenta via d’uscita. Le armi non possono imporre altro che la logica delle armi, cioè non possono che imporre la guerra, che si autoalimenta. Non possono imporre la pace, non possono costruire la pace. Perché, in questa spirale di terra e sangue, nessuno dei due contendenti può eliminare l’altro. Certo tutti questi mesi non hanno fatto altro che rafforzare ulteriormente gli estremisti, se mai ce ne fosse stato bisogno. Perché le vittime, le stragi efferate possono essere cinicamente strumentalizzate. Ma pure riuscendo di fatto ad imporre spesso la sua logica, il “partito della guerra”, trasversalmente presente in entrambi gli schieramenti, non è in grado di vincere la pace. Non può annientare l’avversario. Per questo bisogna cambiare strada. Lo sapranno fare, avranno il coraggio di farla i leader della guerra, oppure si dovrà arrivare ad un cambiamento nei vertici? La questione, pur rilevante, non è decisiva. Si tratta alla radice di cambiare strada, superare la logica delle armi per entrare in quella della coesistenza, del riconoscimento reciproco, della pace. Tutto è più difficile di dieci anni fa, ad Oslo, ma bisogna ritornare lì. Per questo occorre andare al di là dei due contendenti. Per questo la presenza dell’unica potenza planetaria, gli Stati Uniti, è decisiva. Per questo servono tutti quei paesi che possano esercitare una pressione concorde per arrivare ad una soluzione. Ma c’è un secondo ordine di incognite: esiste davvero una volontà o la concreta possibilità da parte degli Stati Uniti di arrivare ad una soluzione? E si potrà in questo senso saldare una “coalizione” per cogliere questo obiettivo? Le incognite si moltiplicano. Il progetto americano è spesso indecifrabile. Ma è la situazione, cioè il bilancio della guerra, a farsi insostenibile. La guerra sanguinosissima ma strisciante può degenerare in guerra totale ed è una prospettiva che nessuno può permettersi. Tanto più che all’orizzonte internazionale non sembra delinearsi una immediata prospettiva di “libertà duratura”, pure annunciata come risposta al crollo delle torri gemelle. Sei mesi, sappiamo che il percorso è lungo e abbiamo la conferma che i nodi non possono tutti essere tagliati. Devono essere sciolti. Con pazienza e con fermezza e con quella lungimiranza che sola assicura orizzonti di sviluppo di civiltà.