VOCAZIONI: CARD. RUINI, NO A PARROCCHIE “CIRCOLI CHIUSI”, SÌ A PRETI PIÙ “MISSIONARI” CONTRO IL CALO DI VOCAZIONI

“Riscoprire la fecondità anche umana e civile della fede e della tradizione cristiana, superando atteggiamenti dimessi e rinunciatari”. Un invito, questo, rivolto dal card. Camillo Ruini, presidente della Cei, non solo alle Chiese e ai popoli europei, ma anche alla Chiesa e alla società italiana, affinché “la visione cristiana della vita non vada dispersa in mezzo ai continui cambiamenti, ma sia ancora in grado di ispirare i comportamenti di coloro che si professano credenti”. Si tratta, ha detto il cardinale aprendo oggi, a Roma, i lavori del Consiglio permanente della Cei, di una sfida “grande e difficile” che “si gioca su molti tavoli, da quelli più propriamente ecclesiali e pastorali a quelli della cultura, della comunicazione, degli stessi assetti sociali e legislativi”. Parrocchie e “unità pastorali” sono, in ambito ecclesiale, le due realtà da cui ripartire per “irrobustire” la “vitalità della fede cristiana” nel nostro popolo ed “il senso di appartenenza alla Chiesa”. Per far questo, ha precisato però Ruini, la parrocchia non deve “degenerare in un circolo chiuso”, ma al contrario fare del “riferimento al territorio il suo primo spazio missionario”, attraverso una pastorale “differenziata” che preveda itinerari formativi di “autentica iniziazione cristiana”. “Generare cristiani autentici, ben radicati nella fede, desiderosi di vivere come discepoli del Signore Gesù e intenzionati a re dergli testimonianza in ogni situazione personale e sociale”: questo, per il presidente della Cei, lo scopo ultimo della parrocchia intesa come “comunità realmente missionaria”, che ha bisogno di preti “pronti a rispondere alla domanda di genuina spiritualità che è nel cuore di molti, anzi, a far emergere questa domanda anche quando è inconsapevole e nascosta, e a purificarla quando è compromessa da false attese e da componenti non autentiche”. Il calo delle vocazioni, ha concluso infatti il cardinale, non è solo una questione di “numeri”: occorrono sacerdoti che non rimangano nella cerchia “protetta” dei vicini o degli amici”, ma siano “capaci di interloquire in nome di Cristo con ogni genere di persone e situazioni”.