Dopo le tragedie del mare di Otranto e Lampedusa “la conta delle vittime e l’accertamento delle responsabilità non debbono distogliere l’attenzione dalla necessità di ritrovare, nella definizione delle norme sull’immigrazione alla Camera, il senso della comune umanità che era apparso travolto dall’impianto repressivo votato dal Senato”. A chiedere a gran voce, come già fatto da tempo, modifiche al disegno di legge sull’immigrazione, sono Caritas italiana e Fondazione Migrantes, che invitano a dare “una dimensione umana” all’immigrazione e a non ridurre lo straniero “a soggetto utile se e fino a quando produce ricchezza”. “L’intransigente severità verso i moderni mercanti di carne umana – ribadiscono i due organismi ecclesiali – deve congiungersi con la capacità di un’accoglienza che non sia sopraffatta dai pregiudizi verso chi cerca in Italia lavoro e dignità”. Facendo riferimento alle parole pronunciate ieri dal cardinale Camillo Ruini nella prolusione al Consiglio permanente della Cei (che invitavano a vedere l’altro come “prossimo e non come avversario minaccioso”), Caritas e Migrantes ribadiscono le loro perplessità sulla legge: la regolarizzazione delle colf e delle badanti, e le anticipazioni di flusso per gli stagionali agricoli confermano “l’impraticabilità di uno schema di blocco, in presenza di istanze molteplici che provengono dallo stesso mondo produttivo”, ad esempio per l’acquisizione di personale ospedaliero e nelle forze armate: “Dietro lo schema del rigore assoluto – osservano – si prefigura così una catena di eccezioni che riduce la regola generale a mera espressione di facciata”. Caritas e Migrantes chiedono, in particolare, che venga ripristinato l’istituto dello “sponsor” e giudicano “assurdamente restrittivi” i criteri adottati per i ricongiungimenti familiari, anche perché attuati “secondo il criterio della separazione delle unità familiari”. E rimettono in discussione la disciplina “semplificata” per il diritto d’asilo, “che rischia di lasciare alla discrezionalità dell’apparato amministrativo una materia delicatissima che attiene alla garanzia universale dei diritti umani”. I due organismi concludono auspicando “una più estesa presa di coscienza del carattere di civiltà del tema delle migrazioni, che guardi anche ai poveri e ai più deboli nel mondo della mobilità umana, aiutando a superare l’approccio di ‘ordine pubblico’ e di ‘ordine economico’ che sembra prevalere”.