FAMIGLIE IN ITALIA: A SCUOLA DELLA DIVERSITÀ

“Accompagnare senza contrastare la tendenza al pluralismo, confrontando di volta in volta le richieste con i principi irrinunciabili e non negoziabili che costruiscono l’ordinamento e pure la nostra identità”, sottolinea Silvio Ferrari, docente di diritto canonico nelle università di Milano e Lovanio, intervenuto al seminario di studio su “Famiglie, matrimoni, fedi religiose nella società multietnica”, organizzato oggi a Roma dal Cisf (Centro studi internazionali sulla famiglia). “L’integrazione implica la disponibilità sia della comunità accogliente che di quella immigrata ad uscire cambiate dall’incontro”, ribatte Ferrari. La ricetta, comunque, non c’è. Anche i modelli, noti e dibattuti, del “melting pot” e del “salad bowl”, il crogiolo e l’insalatiera, con i quali si tenta di disegnare un profilo di società nuova, sembrano non reggere più. “L’Italia sta diventando il mantello di Arlecchino”, dice Vinicio Ongini, esperto del ministero della Pubblica Istruzione, parafrasando un filosofo francese. “Il paesaggio multietnico della scuola italiana è il più diversificato d’Europa. E anche se i dati parlano di ‘appena’ 175 mila alunni senza cittadinanza, neanche il 2% della popolazione scolastica, nelle nostre scuole sono rappresentati 182 paesi differenti su 192 stati esistenti nel mondo secondo l’Istat. C’è il mondo a scuola. Una specificità tutta italiana”. Risorsa o complicazione? “È senz’altro un elemento di ricchezza. E il dato confortante è che la vivacità delle scuole multietniche comincia ad essere percepito pure dalle famiglie italiane, anche per la risposta didattica degli alunni, estremamente positiva”, conclude Ongini.