GIOVANNI PAOLO II: DIO ENTRA SEMPRE “IN SCENA” NELLA STORIA

Anche se, nel momento della “prova”, può sembrare all’uomo lontano o assente, Dio entra sempre “in scena nella storia, sconvolgendo la natura e in particolare le acque, simbolo del caos, del male e della sofferenza”. Ad assicurarlo è stato ancora una volta il Papa, che – dopo la pausa forzata della settimana scorsa, dovuta al persistere dei dolori artrosici al ginocchio destro – è tornato oggi a presiedere, nell’Aula Paolo VI in Vaticano, l’udienza generale, davanti a migliaia di fedeli. Commentando il Salmo 76, Giovanni Paolo II è partito da una metafora molto frequente nella nostra vita quotidiana: “Come spuntano giorni tenebrosi, nei quali il cielo è coperto da nubi e da tempesta, così la nostra vita conosce giornate dense di lacrime e di paura”, e la preghiera “si fa lamento, supplica, invocazione di aiuto”. Ma “nella notte insonne”, piano piano, l’angoscia “si apre alla serenità e alla speranza”. Se Dio, ha sottolineato infatti il Papa, fosse davvero un “tormento” per l’uomo, “sarebbe irriconoscibile, diverrebbe un essere crudele o una presenza come quella degli idoli, che non sanno salvare perché incapaci, indifferenti e impotenti”. Il “dramma della fede nel tempo della prova e del silenzio di Dio”, ci insegnano invece i salmi, contiene sempre “motivi di speranza”, grazie ai quali “il presente, che sembrava senza sbocco e senza luce, viene illuminato dalla fede in Dio e aperto alla speranza”.