“Le vere apparizioni private sono eccezionali e quindi rare”. È quanto scrive mons. Luigi Bressan, arcivescovo di Trento, in una lettera, pubblicata sull’ultimo numero del settimanale diocesano “Vita Trentina”, con lo scopo di chiarire l’atteggiamento da assumere dinanzi alle presunte apparizioni della Madonna. Mons. Bressan prende in esame tre “casi”: “Malé” (diocesi di Trento); “Schio” (diocesi di Vicenza) e, da ultimo, quello di S. Vito di Flavon, in Val di Non. Mons. Luigi Bressan sottolinea che “ritenere che le rivelazioni private possano portare qualcosa di sostanziale al deposito della fede è contrario alla dottrina della Chiesa”. Il presule ricorda che “rispetto alle ‘visioni’, le scienze psicologiche insegnano che molte persone sono propense a ‘vedere e parlare’ con persone che a loro sono care, senza poter però parlare di apparizioni oggettive”. Si tratta piuttosto “di una proiezione di una loro aspirazione o affetto: la loro asserzione di una visione o messaggio avuto non risulta necessariamente frutto di falsità intenzionale, poiché in essi vi è un vero convincimento, senza una base oggettiva”. Perciò, conclude, “l’adesione personale alle rivelazioni private non deve distogliere dalla partecipazione comunitaria, poiché la Chiesa è una, affidata alla guida del Papa e dei Vescovi, ai quali è mandato l’ufficio di riconoscere i carismi. I sacerdoti e quanti hanno responsabilità di guida nella Chiesa devono astenersi dal sostenere con la presenza, con scritti e dichiarazioni o con iniziative di qualsiasi genere ‘apparizioni’ che non siano state approvate formalmente. I fedeli devono restare prudenti, affinché non si lascino trascinare in devozioni che sviano dalla vita cristiana, che di sua natura è comunitaria, basata sulla autentica parola di Dio”.