NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Il tema certo sa di antico. Un gruppo di intellettuali ha redatto un vibrante documento di denuncia contro gli attuali equilibri politici. E a stretto giro di pagina di giornale ha loro risposto per le rime Galli della Loggia. Al salone del libro di Parigi l’Italia di Berlusconi è oggetto di tornitruenti denunce dagli ospiti italiani e “il Giornale” spara a zero su Trabucchi e soci. Intellettuali e politica: il tema sa di antico e antiche sono le modalità con cui si sviluppa. Tutto sembra così tristemente autoreferenziale. Tutto sembra rinviare alla politica all’italiana, così partigiana. Non c’è da stare allegri se il linguaggio della semplificazione, che tradizionalmente caratterizza il discorso politico e oggi in misura sempre maggiore, al tempo della “videopolitica”, la fa da padrone. Non c’è da stare allegri se il tono del dibattito è sempre più finalizzato soltanto a costruire consenso a tesi semplificate. Anche perché il problema non è questo, la “fabbrica del consenso”. Il problema è invece ragionare sui cambiamenti e permettere a ciascuno di situarsi da protagonista, a cominciare dai più deboli. Non c’è da stare allegri se la percezione diffusa in tanti, che non si appassionano più tanto alle contrapposizioni del microcosmo politico e non si riconoscono nelle modalità tradizionali della militanza, è un senso diffuso di preoccupazione. Preoccupazione prima di tutto per un sentimento di “insignificanza”, di “non senso” delle relazioni sociali, delle relazioni collettive, ridotte ad una logica binaria, ad una contrapposizione, che lascia tutti più soli e fa crescere il tasso di violenza nei rapporti sociali. Questa preoccupazione produce un senso di precarietà, che rende tutti più reattivi e nello stesso tempo più incerti, accentua la logica dei sotterfugi. Non appassionano allora le contrapposizioni tra intellettuali pro o contro gli schieramenti politici. Il peso delle propagande è già oggi molto elevato. Si sente al contrario l’esigenza di un vero pensiero critico. Anzi, si potrebbe lanciare un pubblico concorso e offrire un grande premio al conduttore o alla conduttrice, all’uomo o alla donna di televisione capace di elaborare un programma di intrattenimento o di informazione che sappia centrare questo obiettivo. Si sente l’esigenza che questo senso di precarietà e di malessere che tutti percepiamo nella vita di oggi, di fronte a cambiamenti che si devono comunque affrontare con creatività e con intelligenza, trovi una interpretazione adeguata, trovi una espressione vera, che non riprenda, ma invece sia capace di influire su un dibattito politico che ne ha tremendamente bisogno.