Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – La folla strabocchevole della manifestazione di Roma indetta dalla CGIL è stata, a giudizio della Sovrintendenza, assai più composta dei tifosi romanisti, al cospetto delle vestigia del Circo Massimo. Sembra del tutto fuori luogo allora, come pure è stato fatto, evocare gli anni delle contrapposizioni laceranti, il primo dopoguerra, dal 1919 al 1922. Ma questo parallelo, che pure è serpeggiato in questi giorni, è indicativo di un clima culturale prima che politico. I nervi sono tesi e si avverte la tentazione: quella di dare risposte semplificate a problemi complessi. Le Brigate Rosse di questi anni, tornate a colpire nella persona di Marco Biagi, lo hanno certificato con tragica puntualità. “Ideologicamente ritardati”: così ha definito gli assassini del professore bolognese il cardinale Biffi. Speriamo che si possa finalmente fare luce sulle mani assassine. Ma conta anche la risposta del paese e soprattutto dei soggetti politici ed istituzionali. La risposta non può essere interna a vecchie logiche: deve essere al contrario lungimirante ed innovativa. L’opera della democrazia è paziente, sia che si svolga in un sistema “proporzionale” che in un sistema “maggioritario”, non contempla contrapposizioni alla radice ultimative, sennò degenera. Tanto più se il paese ha un sistema sociale articolato e vitale, fatto di tanti soggetti, di tante forze vive. Proprio da questa risorsa e non dall’italica rissosità occorre ri-orientare il dibattito. Siamo proprio sicuri che partendo di qui e non rincorrendo la logica della comunicazione politica, che poi è quella della propaganda, non si possono riannodare i fili del discorso e soprattutto i fili dello sviluppo? Si è fatto tanto parlare da vent’anni a questa parte di “democrazia dell’alternanza”. Rispetto a questa, tanto il cosiddetto “consociazionismo” che il cosiddetto “plebiscitarismo” sono elementi degenerativi. Ma “democrazia dell’alternanza” per almeno vent’anni è stato soprattutto uno slogan, uno strumento di lotta politica. Oggi abbiamo la bicicletta, ma non sappiamo pedalare, o, meglio, pedaliamo con incertezza, alla maniera dei corridori su pista che effettuano il cosiddetto “surpalce” guardandosi in cagnesco e rischiano magari di cadere da fermi. La settimana scorsa ho incontrato in autobus il deputato del mio collegio. E’ di prima nomina. Ma era sconcertato del muro contro muro che non permette di lavorare. Occorre cambiare registro. Sennò pagano i più deboli. E questo veramente non lo possiamo consentire. Anzi, questo deve essere per tutti il criterio di giudizio e soprattutto di impegno.