TERRA SANTA: IL GRAZIE DI SABBAH, SAMBI E CAREY, AI 25 GIOVANI ITALIANI

Il clima di odio e di violenza delle ultime settimane in Terra Santa ha avuto un riflesso anche sulla processione delle Palme di ieri in Gerusalemme. Toni dimessi, pochi canti, silenzio: una festa soffocata. “Una preghiera di penitenza e di pace”, cosi’ viene annunciata. “Molte parrocchie non sono con noi oggi per paura”, introduce Michel Sabbah, patriarca di Gerusalemme. Durante la processione – quasi due mila persone scortate a vista da militari armati – i giovani della delegazione Cei si sono passati la lampada della pace di Assisi, in un’ideale staffetta, per poi consegnarla al termine, presso la basilica della Natività di Maria, al Patriarca latino. Alla processione ha partecipato anche George Carey, arcivescovo di Canterbury. “Il nostro cuore vuole la pace per questa terra sofferente e cosi’ cara. Non c’è guadagno dalle pallottole e dalla violenza”. L’arcivescovo anglicano ha poi ringraziato i giovani italiani, “espressione di solidarietà e speranza”. In serata la delegazione Cei è stata ricevuta da mons. Pietro Sambi, nunzio apostolico in Terra Santa. “I cristiani escono da tre, quattro settimane di sofferenze enormi. La città santa sembra uno spettro. Ma non solo qui. Betlemme è stata colpita dai missili persino nelle scuole, negli ospedali, nell’università”, dice Sambi. “La piccola comunità cristiana soffre perché non è rispettata dagli estremismi di entrambe le parti. Ha bisogno non solo di solidarietà spirituale, ma anche materiale ed economica. Come ambasciatore dei discepoli di Cristo, mi appello ai cristiani del mondo intero perchè manifestino la loro solidarietà verso la Terra Santa”. “C’è una certa sfiducia”, ammette Sambi. “In molti credono che la pace non sia possibile. Ma per un cristiano l’ultima parola non è il venerdì santo ma la resurrezione”. Gerusalemme deserta “pesa enormemente”. “La paura dei pellegrini di venire accresce la paura dei cristiani a restare. La presenza degli stranieri puo’ indurre le parti a moderare l’odio, la violenza e la sete di morte”. “E’ una situazione difficile, ma sentiamo la vicinanza del Papa. C’è solo un modo ragionevole per risolvere il conflitto: tornare al tavolo del negoziato con l’aiuto e il contributo della comunità internazionale. Israele ha diritto di esistere entro confini sicuri e alla Palestina spetta un futuro”. La proposta degli stati arabi “puo’ essere utile”, conclude Sambi ma “l’esistenza di uno stato arabo e uno ebraico devono diventare effettive per intraprendere il cammino di pace”.