ASSASSINIO BIAGI: ZAMAGNI “LA CULTURA PER VINCERE IL TERRORISMO”

Stefano Zamagni, docente di Economia presso l’Università degli Studi di Bologna e consulente per il progetto culturale della Cei, in una nota rilasciata a “Il Ponte” di Rimini e pubblicata sul servizio Sir per i settimanali cattolici, ne individua due: “Il primo è che il nostro è un paese nel quale stenta ancora ad affermarsi e ad acquisire un suo proprio ruolo la figura dell’intellettuale della società civile”. Attualmente prevale la dicotomia tra intellettuale-ideologo, al servizio di qualche ortodossia, ed intellettuale-esperto, studioso competente ma distaccato dalla società di cui fa parte. Marco Biagi, spiega Zamagni, era invece proprio un intellettuale della società civile, “un soggetto che, pur non aderendo ad uno schieramento politico e pur non facendo vita di partito, si adopera fattivamente perché qualcosa di rilevante abbia a mutare nell’assetto istituzionale del proprio paese nella direzione del bene comune”. “L’altro messaggio – continua l’economista – ci viene dalla seguente constatazione. (…) La verità è che, ancora troppo radicata in certi segmenti della società civile italiana, è l’idea, di ascendenza vetero-marxiana, secondo cui il rapporto di lavoro capitalistico non può essere riformato ma solo radicalmente superato. (…) Non è dunque per caso che il nuovo terrorismo colpisca chi si occupa di avanzare proposte, più o meno risolutive, di intervento sul rapporto di lavoro e non anche su altri pezzi importanti del welfare, come la sanità, la scuola, l’assistenza e così via”. Nella lotta al terrorismo, conclude Zamagni, “la strategia vincente non può che essere quella propriamente culturale”. Occorre “portare avanti, con maggiore determinazione, lo sforzo perché si affermi nel nostro paese quell’idea di società civile che è alla base, in particolare, del Progetto Culturale della Chiesa Italiana; per l’altro verso, occorre affrettare i tempi perché prenda avvio – una buona volta – un dibattito di alto profilo sul senso del lavoro”.