LAICI E IMPEGNO SOCIO-POLITICO: UN DOCUMENTO A FAVORE DELLA “CAUSA CATTOLICA” (2)

Di qui la necessità, per i laici cattolici impegnati nel sociale e nel politico, di “alimentare il confronto e il dialogo con tutti gli uomini di buona volontà, alla ricerca di soluzioni condivise, senza mettere la sordina alle proprie convinzioni di fondo in tema di difesa e promozione della vita, famiglia, lavoro, volontariato, educazione, scuola, sanità, welfare…”. Ripartire dalla “causa cattolica”, ha precisato Luca Jahier rispondendo alle domande dei giornalisti, “non è la premessa per la fondazione di un nuovo partito”, ma “un modo nuovo di fare politica, partendo dalla centralità delle istituzioni civili e dei corpi intermedi, come luogo vitale di produzione e riproduzione dell’identità di una comunità”. Questo perché, ha spiegato il relatore, “fare i conti con la cultura del post-moderno non significa rassegnarsi, cedere al primo compromesso, accontentarsi del minimo comune denominatore, quanto piuttosto perseguire con tenacia il massimo storicamente possibile”. E di laici pronti a “prendere il largo rischiando in proprio”, come “persone e non sigle”, ha parlato Edo Patriarca, presidente dell’Agesci, secondo il quale i cattolici oggi non devono accettare “né il minimalismo di chi dice: ‘sono buoni ideali, ma la vita concreta è un’altra cosa’, né il massimalismo di chi pretende di incarnare immediatamente i principi”. Credenti laici “nel mezzo della storia, senza ricette in mano”: questa l’identikit tracciata da Patriarca dei firmatari del documento. “La fede non è un fatto privato, è un fatto pubblico”, ha aggiunto Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, secondo cui “una democrazia pluralistica non è fatta solo dai rappresentanti politici, ma anche dai rappresentanti della società, dai corpi intermedi, dall’associazionismo”: tutte realtà, queste, che per Luigi Bobba, presidente delle Acli, “non possono essere fagocitate o cancellate da un sistema bipolare che vorrebbe ‘bipolarizzare’ tutto, anche il sociale”.