Per scongiurare pericoli come l’ “irrilevanza”, l'”insignificanza” o la presunta “liquidazione” del movimento cattolico in Italia, tutti i cristiani devono sentire come “appello urgente” e “compito irrinunciabile” quello di “servire la causa dell’uomo a tutto tondo, sapendo che quest’ultima, per un credente, non può che identificarsi con la ‘causa cattolica’”. E’ quanto si legge nel documento “Prendiamo il largo! Per una nuova stagione del movimento cattolico in Italia”, presentato oggi a Roma alla stampa. “Ripartire dai contenuti della dottrina sociale della Chiesa, per ridare concretezza ad un orizzonte culturale che supporti ed orienti il lavoro ordinario nel sociale e nel civile”: questo l’obiettivo di fondo del manifesto, promosso e sottoscritto da 94 credenti, variamente impegnati nell’associazionismo, nel sindacato, nel volontariato, nella cooperazione e in altre istituzioni sociali, civili ed economiche. La “causa cattolica”, si precisa nel testo, “non è una nuova forma di fondamentalismo, bensì la volontà e la capacità dei cattolici di innervare, con i grandi valori della dottrina sociale della Chiesa, i processi di cambiamento culturale e sociale del nostro tempo, attraverso una testimonianza concreta, una comuniczione efficace, una diponibilità al servizio gratuito e generoso”. In un tempo in cui, scrivono i firmatari del documento, “alcuni vorrebbero prescrivere ai cattlici, per entrare nel recinto dell’impegno socio-politico, una sorta di abiura culturale, secondo la quale il cattolico politicamente corretto deve comportarsi ‘come se Dio non ci fosse'”, gli stessi credenti rischiano di abituarsi a questa “nuova condizione di afasia culturale”. (segue)