“Nella settimana che ricorda la tragica vicenda di Gesù c’è un corpo esanime, quello di Luca anche lui crocifisso da colpi sparati per ucciderlo”. E’ quanto ha detto oggi mons. Giuseppe Chiaretti, arcivescovo di Perugia, nell’omelia ai funerali dell’agente della Polstrada, Luca Benincasa, ucciso venerdì scorso da malviventi che non si sono fermati all’alt intimato dalla pattuglia. “Attorno a lui – ha proseguito mons. Chiaretti – ci sono i familiari e gli amici ma anche il cuore di tutti i perugini sgomenti e increduli, uniti dal dolore per questa giovane vita stroncata così ferocemente, e dalla preoccupazione per questa escalation della malavita e di delitti contro la persona. Luca ha pagato con la vita la sua fedeltà al dovere, il suo amore all’ordine sociale che è un bene inestimabile per tutti: ne siamo commossi, ammirati e grati”. Secondo il presule “siamo travolti dal marasma sociale che ha molte cause, ed una in particolare: il crollo dei valori etici fondamentali, senza dei quali non c’è degna coesistenza umana né pace sociale. È l’inesorabile tributo che occorre pagare a certa modernizzazione, ma anche a improvvide tolleranze e a persistenti giustificazionismi”. “Il desiderio di tutti – ha ribadito mons. Chiaretti – è ora quello di dare un volto a questi balordi e di garantire a Luca giustizia e a tutti sicurezza. L’impegno però deve essere quello di cominciare ad esigere da tutti, e sempre, serio rispetto di quei valori umani e cristiani che sostanziano la nostra cultura; a guardare con più attenzione ai processi educativi, alle sofferenze della famiglia e della scuola, alle dinamiche sociali emarginanti, alla carenza sempre più vistosa di speranza e di futuro”. “Ci ritroviamo – ha concluso – a vegliare una tomba da cui ci giunge, come da quella di Gesù, una parola di sovrumana consolazione: ‘Non cercate Luca tra i morti, ma tra i viventi in Cristo, perché in Lui egli ha creduto e ha sperato!’ Per questo la disperazione non ci appartiene. Solo il dolore consolato dall’amicizia dei più, insieme alla fede e alla speranza cristiana, consentono di dire che alla fine del dolore non c’è il dolore ma l’incontro con Dio, la vita, la pace”.