“Avevo cominciato lanciando un appello agli amici della mia mailing-list e mi sono ritrovato sommerso da una gigantesca ondata di solidarietà. E’ stato faticoso gestirla…, ma ancora una volta ho contemplato un’Italia buona e generosa, che spesso, sui giornali, è soverchiata dal becerume, ma che sa unirsi in progetti d’amore”. Ettore Masina, giornalista e scrittore, racconta così al Sir la sua esperienza di mobilitazione dell’opinione pubblica (che ha coinvolto in Italia migliaia di persone) a favore di Safiya Husaini, la donna nigeriana di 35 anni prima condannata alla morte per lapidazione e poi assolta, il 25 marzo, perché colpevole di avere avuto una figlia al di fuori del matrimonio; Adama, infatti, è nata nel febbraio scorso, dopo che Safiya aveva ottenuto il divorzio dal suo terzo marito. Ma la gioia per Safiya, alla cui tragica vicenda i giudici della Corte d’appello islamica di Sokoto hanno messo la parola fine dopo due ore di camera di consiglio, è smorzata da una notizia giunta nello stesso giorno: un’altra donna, Amina Lawal, è stata condannata alla lapidazione venerdì scorso dal tribunale di Bakori nello stato di Katsina. Ed Ettore Masina commenta: “Ciò che abbiamo ottenuto è una goccia d’acqua, se si paragona all’oceano di disperazione in cui annaspano tante donne condannate dal maschilismo imperante. Credo che questa consapevolezza debba incitarci tutti a cambiare il mondo, com’è possibile se davvero in tanti lo vogliamo”.