TERRA SANTA: MISSIONE DEI GIOVANI ITALIANI; IL PATRIARCA SABBAH, “LA PACE POSSIBILE ANCHE DA DOMANI”

“Chi governa non vede la realtà con gli occhi di Dio, ma con quelli degli interessi di popolo contro popolo. Se si volesse, si potrebbe fare la pace domani”. Con queste parole Michel Sabbah, patriarca di Gerusalemme, ha ricevuto ieri mattina la delegazione Cei dei giovani italiani in missione di pace in Terra Santa. Un’iniziativa voluta dal Servizio nazionale di pastorale giovanile della Cei e dall’Ufficio per la cooperazione missionaria tra le chiese. Il gruppo – 25 giovani in rappresentanza di quasi tutte le regioni italiane e di molte associazioni e movimenti – si è recato ieri presso il ministero degli esteri israeliano dove ha consegnato la lampada della pace di Assisi a Godi Golan, responsabile degli affari religiosi. “Siamo tornati indietro di 60 anni – ha detto l’ambasciatore – e dobbiamo ricominciare tutto da capo”. Godi Golan si è comunque dimostrato ottimista per un possibile accordo che può scaturire grazie alla mediazione americana di Zinni e a seguito dell’imminente incontro dei paesi arabi in programma a Beirut. Successivamente la delegazione si è spostata a Nazareth dove è stata accolta dal vescovo Giacinto Boulos Marcuzzo, al quale oggi verrà consegnata nella basilica dell’Annunciazione un’altra lampada di Assisi. Nella serata i giovani sono stati ospitati da alcune famiglie cattoliche di Nazareth. La delegazione Cei incontrerà questo pomeriggio i parroci di Nazareth e alcuni giovani della Galilea. Padre Yousef è un arabo nato a Gerusalemme e da due anni è parroco di Reneh, una località alle porte di Nazareth, 10 mila musulmani e 3 mila cristiani, a metà tra cattolici e ortodossi. “La gente – dice – ha fede e trova rifugio in Dio, specie in questi tempi duri, con l’economia in ginocchio. Ma c’è meno gioia rispetto alla Pasqua degli anni passati. Non si ha voglia di festeggiare”.