Il “volto sofferente e agonizzante” di Cristo”, al centro del mistero del triduo pasquale, “ci fa meglio comprendere la drammaticità degli eventi e delle situazioni che, anche in questi giorni, affliggono l’umanità”, ma nello stesso tempo “apre alla nostra esistenza una rinnovata speranza”. Lo ha detto oggi il Papa, nell’udienza del mercoledì che precede i tre giorni di intensa preparazione alla Pasqua. Nel Getsemani, ha aggiunto il Papa, “ci sentiremo in singolare sintonia con coloro che giacciono sotto il peso dell’angoscia e della solitudine” e “meditando il processo a cui fu sottoposto Gesù, ricorderemo quanti sono perseguitati per la loro fede a causa della giustizia”. “La Pasqua – ha ricordato Giovanni Paolo II – non è semplicemente una festa tra le altre”, perché “nel mistero pasquale sta il senso e il compimento della storia umana”. Il Venerdì Santo, ha detto il Pontefice ripercorrendo la tradizionale scansione dei riti pasquali, “ripercorreremo i tragici sviluppi della passione del Redentore sino alla crocifissione sul Golgota” e “l’adorazione della Croce ci permetterà di comprendere più profondamente l’infinita misericordia di Dio”. Un “cammino difficile”, quello della Croce, ha ammesso il Papa, che però nel “clima raccolto e silenzioso del Sabato Santo” darà a ciascun fedele la possibilità di “pregustare” la gioia dell'”evento glorioso della Resurrezione”. Nella veglia pasquale, infine, “sarà svelato lo splendore del nostro destino”, che per Giovanni Paolo II è quello di “formare un’umanità nuova, redenta da Cristo morto e risorto per noi”.