“L’umanità deve scegliere tra l’amore e l’odio”: questa la “convinzione comune” che fa da sfondo al “Decalogo di Assisi per la Pace”, inviato dal Papa a tutti i capi di Stato e di governo del mondo, con una lettera a loro indirizzata ad un mese dall’importante appuntamento interreligioso di Assisi. Giovanni Paolo II, nel testo diffuso oggi, si augura che “lo spirito e l’impegno di Assisi conducano tutti gli uomini di buona volontà alla ricerca della verità, della giustizia, della libertà, dell’amore, affinché ogni persona umana possa godere dei suoi diritti inalienabili, e ciascun popolo della pace”. La Chiesa, da parte sua, assicura il Santo Padre, “continuerà ad impegnarsi affinché il dialogo leale, il perdono reciproco e la concordia vicendevole segnino la strada degli uomini in questo terzo millennio”. “La violenza e il terrorismo si oppongono all’autentico spirito religioso”, scrivono i partecipanti all’incontro di Assisi nel loro “decalogo”, condannando “qualsiasi ricorso alla violenza e alla guerra in nome di Dio o della religione” e impegnandosi a “fare tutto il possibile per sradicare le cause del terrorismo”. “Promuovere la cultura del dialogo, affinché si sviluppi la comprensione e la fiducia reciproca tra gli individui e tra i popoli”: questo, si legge nel testo, un altro obiettivo fondamentale per una “pace autentica”, che implica prima di tutto la capacità di “difendere il diritto di ogni persona umana a condurre un’esistenza degna, conforme alla sua identità culturale, e a fondare liberamente una propria famiglia”. Nell’ambito più specifico del dialogo interreligioso, i firmatari del documento di Assisi si impegnano “a dialogare con sincerità e pazienza, non considerando ciò che si separa come un muro insormontabile, ma, al contrario, riconoscendo che il confronto con la diversità degli altri può diventare un’occasione di maggiore comprensione reciproca” (segue).