NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – “Le ultime notizie provenienti da Gerusalemme mi rattristano profondamente: possa un immediato cessate il fuoco, insieme con un rinnovato senso di umanità, nel rispetto della legge internazionale, far tacere le armi e far sentire la vice della ragione!”: il Papa continua a ripetere il suo appello di pace e ad esprimere così le ragioni di tutti ed in particolare dei più deboli. Quale ascolto abbiano, ci ricorda il continuo, tragico bollettino, lo stillicidio dei morti, la spirale delle rappresaglie, la rincorsa delle violenze, le forme estreme delle bombe umane. Eppure occorre continuare a difendere le ragioni della pace, che sono poi le 4 ragioni dell’uomo di fronte ad un partito della guerra che forse non è mai stato così forte come in questi mesi, ma sembra ormai inevitabilmente diretto in un vicolo cieco. I due vecchi duellanti, che si erano già affrontati vent’anni fa nel sud del Libano, portandosi dietro una tragica scia di sangue ci appaiono sempre più maschere esangui. Ma autorevoli osservatori ci ricordano che il peggio deve ancora venire, se i contendenti saranno lasciati alla loro logica, alla spirale del sangue. “Gli Israeliani e i palestinesi, gli uni contro gli altri, non vinceranno la guerra”, disse Giovanni Paolo II al Corpo diplomatico il 10 gennaio. E ricordava che soltanto il rispetto dell’altro e delle sue legittime aspirazioni, l’applicazione del diritto internazionale, l’evacuazione dei territori occupati e uno statuto internazionalmente garantito per le parti più sacre di Gerusalemme sono in grado di avviare un processo di pacificazione. Ma prima di tutto bisogna “spezzare la catena infernale dell’odio e della vendetta”. Lo può fare la “comunità internazionale”. Ma oggi, nel mondo “unipolare”, l’interlocutore decisivo sono gli Stati Uniti. E gli Usa a loro volta sono impegnati in una guerra al terrorismo, che combatte l’inafferrabile Osama Bin Laden, ma scalpita per chiudere la partita irakena. L’atteggiamento dell’unica superpotenza, di fronte all’incancrenirsi del conflitto in Terrasanta, risulta allora oscillante. Dal canto suo l’Unione Europea, nonostante tante missioni a diversi livelli e una iniziativa addirittura dei presidenti dei diversi parlamenti nazionali, sconta la sua strutturale debolezza di vecchia signora, pronta a disegnare generosi “piani Marshall”, ma del tutto priva di argomenti più pregnanti, quelli del deterrente strategico. Eppure alla comunità internazionale giustamente il Papa non si stanca di fare appello, come alla forza della preghiera. Per uscire dall’angolo, che penalizza tutti, anche chi si illude di restare spettatore lontano.