“Un figlio è oggi l’unico investimento sicuro per il futuro, ecco perché le famiglie italiane sono tornate a ‘puntare’ su di lui”. E’ il commento della sociologa Giulia Paola Di Nicola, condirettrice della rivista “Prospettiva persona”, agli ultimi dati Istat sulla natalità, che per il 2001 registrano 544.000 nuove nascite, con un aumento rispetto all’anno precedente di circa 1.500 unità. Anche se il tasso di natalità per il complesso del Paese rimane invariato rispetto al 2000 (9,4 nascite per ogni mille abitanti), le “culle” risultano piene soprattutto al Nord (Liguria e Toscana), ed il “leggero aumento” – rileva l’Istat – interrompe la serie negativa iniziata nel 1993, e che aveva conferito all’Italia il primato della denatalità in Europa. “Se in passato – osserva Di Nicola – la paura del futuro portava ad un atteggiamento di chiusura e di rifiuto nei confronti della vita nascente, oggi la frase dominante sembra essere: ‘quello che resta sono i figli’. In un mondo in cui tutto cambia e diventa più fragile, i figli sono un investimento sicuro per il futuro”. Non c’è, però, una contraddizione tra la “voglia di figli” e la crisi del matrimonio e della famiglia, che sembra invece aggravarsi? “Per la cultura oggi dominante no”, risponde Di Nicola, citando come esempio il caso di molti “vip” orgogliosi dei propri figli, che “restano un valore, anche quando il rapporto coniugale si rompe”. Per la Chiesa cattolica, invece, che in questi anni ha “vinto” sul piano della promozione di una “cultura a favore della vita”, ora “è urgente – sostiene la sociologa – investire molto sulla sfida della coniugalità: se c’è il rispetto del legame matrimoniale, c’è anche rispetto per la vita. I genitori, per usare una metafora universitaria, sono ‘ricercatori a vita’, non diventano mai ordinari e stabili. Il linguaggio dell’amore, della tenerezza, dell’accoglienza dell’altro, non si finiscono mai di imparare nella vita, e sono anche l’unico antidoto al ‘figlio su misura’ o al ‘figlio a tutti i costi'”.