Preoccupazione per gli scontri nel Gujarat e per l’instabilità di tutto il subcontinente indiano viene espressa oggi dalla Caritas italiana, che rilancia l’appello della Conferenza episcopale indiana a “prendere tutti i provvedimenti possibili per bloccare la diffusione degli atti di violenza”. “Le vittime, dopo pochi giorni – ricorda la Caritas italiana -, sono già più di 450, soprattutto donne e bambini: spesso vengono arse vive, nelle case e nelle strade, come è successo in un villaggio dove 28 musulmani sono stati cosparsi di benzina e poi bruciati”. La Caritas fa notare che, dall’inizio delle ostilità in Afghanistan, il conflitto nel Kashmir e le tensioni tra la maggioranza induista e la minoranza musulmana sono aumentate. “Il tentativo di attacco al Parlamento di Nuova Delhi, l’attentato al Centro culturale Usa di Calcutta e altri preoccupanti recenti episodi – sottolinea – confermano come esista realmente un duplice rischio di conflitto: uno interno all’India che potrebbe assumere le dimensioni di un genocidio se non verrà controllato tempestivamente, e un secondo col vicino Pakistan che assumerebbe la connotazione di scontro tra potenze nucleari”. Da qui l’appello perché “le autorità indiane promuovano politiche incentrate sulla riconciliazione e il dialogo e, col sostegno della comunità internazionale, si intensifichino gli sforzi per prevenire ulteriori violenze e proteggere la popolazione inerme”. La Caritas chiede anche che questa “non diventi una delle tante guerre dimenticate” ponendo l’attenzione anche sulle altre situazioni di tensione nel sub-continente indiano, in Nepal, Bangladesh, Pakistan. Caritas italiana sta sostenendo: in collaborazione con Caritas India e con le diocesi di Rajkot, Ahmedabad e Baroda, un progetto di ricostruzione dopo il terremoto nel Gujarat nel gennaio 2001 e interventi in altre aree del Paese; con Caritas Sri Lanka progetti per la promozione della pace e della riconciliazione; con Caritas Bangladesh progetti socio-sanitari e per i diritti umani; con Caritas Nepal alcuni microprogetti di promozione umana.