“C’è bisogno di riconciliazione in seno alla stessa Yugoslavia, affinché tutti possano lavorare insieme, nel rispetto delle altrui differenze, per ricostruire la società e il bene comune”. E’ l’appello lanciato oggi dal Papa in occasione della presentazione del nuovo ambasciatore della Repubblica Federale di Yugoslavia presso la Santa Sede, Darko Tanaskovic. “Affinché il processo di riconciliazione e di autentica costruzione della pace possa proseguire, è necessario mettere da parte ogni ripiegamento etnico e nazionalistico e promuovere la costruzione di una Nazione le cui istituzioni democratiche, mentre sostengono l’unità, assicurano che tutti i popoli, specialmente le minoranze, siano attive e possano egualmente partecipare alla vita politica ed economica delle loro comunità”. A dieci anni dall’inizio del conflitto in Bosnia Erzegovina (6 aprile 1992), il Papa coglie l’occasione dell’udienza al nuovo ambasciatore serbo per ribadire l’importanza di “portare avanti il processo di riconciliazione nell’intera regione dei Balcani e rigettare definitivamente ogni ricorso alla violenza come modo per risolvere le dispute. Il vostro Paese ha sperimentato più di altri che la violenza genera altra violenza e che solo il dialogo può interrompere la spirale della morte”. Giovanni Paolo II rileva che “le differenze religiose ed etniche nella regione sono autentiche e molti degli antagonismi hanno profonde radici storiche” ma ribadisce che “la religione non è la fonte del problema bensì una parte essenziale della sua soluzione” e fa un esempio: “Sono felice che l’educazione religiosa sia stata reintrodotta nelle scuole serbe perché offre una speciale opportunità di insegnare ai giovani quei valori universali che sono radicati nella natura umana” e rimandano a Dio. “L’Europa – sottolinea Giovanni Paolo II – ha bisogno delle nazioni balcaniche ed esse hanno bisogno dell’Europa”.