GIOVANNI PAOLO II: “PENSARE IN MODO NUOVO ALLA QUESTIONE DELLA SOLIDARIETÀ”

Questo l’invito rivolto dal Papa ai partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ricevuti oggi in udienza. “L’interdipendenza crescente tra le persone, le famiglie, le imprese e le nazioni – ha spiegato Giovanni Paolo II – così come tra le economie e i mercati, che chiamiamo mondializzazione, ha rivoluzionato il sistema delle relazioni e dei rapporti sociali. Se ha degli sviluppi positivi, tuttavia porta con sé anche delle minacce inquietanti, in particolare l’aggravarsi dell’ineguaglianza tra le economie più forti e quelle dipendenti da esse, tra le persone che beneficiano delle nuove opportunità e quelle che ne sono escluse”. Il Papa invita anzitutto a ripensare “la solidarietà tra le generazioni”, sollecitando “la presa in carico delle persone grazie a una vera solidarietà nazionale che non escluda nessuno e doni a tutti l’accesso ad una copertura sociale”. Ma ripensare anche la solidarietà tra Paesi ricchi e paesi poveri, tenendo conto dei “cambiamenti prodotti dalla mondializzazione” affinché questi fenomeni “non impoveriscano sempre più porzioni rilevanti di alcune popolazioni e Paesi interi”. Quindi pensare in maniera nuova alla “solidarietà sociale”, affinché si favorisca “la partecipazione responsabile di tutti” alla gestione della “cosa pubblica” e si abbandoni la logica della “ricerca degli interessi particolari”. “L’importanza delle questioni e delle sfide con le quali si confrontano le nostre società – ha proseguito il Pontefice – dovrebbero stimolare una volontà comune di ricerca del bene comune, per una crescita armoniosa e pacifica della società” nella prospettiva del “bene comune universale”. Il Papa incoraggia “gli attori della vita sociale, politica ed economica ad approfondire le strade della cooperazione tra le persone, le imprese e le nazioni, affinché la gestione della nostra terra sia fatta nell’ottica delle persone e dei popoli e non del solo profitto. Gli uomini sono chiamati ad uscire dal loro egoismo e scoprirsi anzitutto solidali”.