TERRA SANTA: BETLEMME, LO SCONFORTO DEI MEDICI DEI BAMBINI

“E’ una condizione ben più che drammatica” quella in cui versa l’ospedale per bambini di Betlemme. Secondo quanto affermano i ventisei dipendenti e le otto suore che prestano servizio nel nosocomio, fondato nel 1952 e da allora sostenuto dalla Caritas tedesca e svizzera, è ormai praticamente “impossibile comunicare con il mondo esterno”, considerato che l’ultima scorta di pane fresco è stata “assicurata nella giornata di venerdì scorso in uno dei rari momenti di allentamento della tensione militare”. Particolarmente critica la situazione in cui lavorano i medici che “possono effettuare solo consulenze telefoniche con le famiglie impossibilitate a raggiungere l’istituto”. Scarseggiano, poi, i medicinali che “certo non viaggiano sul filo del telefono” e solo “in un caso è stato possibile trasferire un bambino che non poteva essere curato all’interno della struttura in un altro ospedale”. Con amara ironia i medici notano anche “che la loro situazione è, comunque sia, migliore, rispetto a quella degli altri abitanti della città “. Per questo, confermano la decisa volontà “di continuare ad offrire il proprio servizio” ai 25 piccoli malati e alle quattro madri residenti. “Vedere il dolore e non poter fare nulla fa male”: è la frase che sintetizza la condizione psicologica del personale dell’ospedale che è peraltro l’unica struttura sanitaria per l’infanzia dell’intero territorio autonomo palestinese.