“Non siamo ostaggi, ma costruttori di pace e di riconciliazione; come è già accaduto nei secoli passati, i francescani sono ancora in luoghi di frontiera per far prevalere le ragioni del dialogo”. Lo ha ribadito con fermezza ieri sera il ministro generale dell’Ordine dei frati minori, padre Giacomo Bini, a margine dell’inaugurazione del convegno internazionale “Verba Domini mei. Gli Opuscula di Francesco d’Assisi a 25 anni dall’edizione di Kajetan Esser” promosso a Roma, presso il Pontificio Ateneo Antonianum (fino al 12). “Sento al telefono tutti i giorni i miei fratelli del convento della Natività di Betlemme – ha aggiunto padre Bini -; il mio ruolo è quello di incoraggiarli a sostenere questa prova nella misura del possibile anche in base alla loro fortezza morale, perché sono ormai da giorni allo stremo fisico e psicologico, bersagliati da spari e continue intimidazioni. Ricordo loro che siamo fratelli di Francesco e seguaci di Cristo, e li esorto a sopportare con fede e speranza questi momenti di prova come testimonianza per tutta la famiglia francescana”. Da otto secoli custodi di Terra Santa, “abbiamo avuto molti martiri – prosegue padre Bini -; speriamo e preghiamo ora di non averne ma, come abbiamo sempre difeso con coraggio questi luoghi santi che non sono nostri ma appartengono a tutta la cristianità, continueremo ancora a farlo e a ribadire a tutti che, nonostante la diversità delle posizioni, il dialogo è sempre possibile”. In merito alla dichiarazione dell’ambasciata israeliana, secondo cui “la presenza di uomini armati nella basilica rende l’edificio un legittimo obiettivo militare”, questo il commento del ministro generale: “Israele non deve pensare di uscire vittoriosa da questa situazione di guerra perché si apriranno ferite difficilissime da rimarginare. Il fatto che qualcuno abbia sofferto non gli dà il diritto di far soffrire gli altri; ciò sta costruendo una spirale di odio e vendetta senza fine da cui usciremo tutti sconfitti”.