Il Medio Oriente è “un problema soprattutto europeo”, e sono proprio “una certa negligenza tanto europea quanto statunitense” che, accanto ai ritardi e alle interruzioni nella conclusione delle trattative, hanno portato “allo scempio di oggi, al sacrificio di tante vite umane”. Ad affermarlo è stato Emilio Colombo, presidente dell’Istituto “Giuseppe Toniolo”, nel corso di una “lezione magistrale” tenuta oggi, all’Università Cattolica di Milano, sul tema “Italia ed Europa: dalla costruzione alla Costituzione”. “Garantire la sicurezza dello Stato di Israele” e “promuovere attraverso il dialogo la creazione di uno stato palestinese”: sono questi, per il relatore, gli “strumenti ineludibili per raggiungere la pace”. Due principi, questi, “tuttora validi”, e peraltro già espressi dai Paesi dell’allora Comunità economica europea più di vent’anni fa, nella dichiarazione sul Medio oriente formulata nel 1980, in occasione del Consiglio dei Ministri degli Esteri e del Vertice dei Capi di Stato e di governo tenutosi a Venezia. “Allora come oggi – ha commentato Colombo – era chiaro che né il terrorismo né l’occupazione delle terre in Cisgiordania o in Paesi arabo-islamici confinanti avrebbe mai potuto portare alla coesistenza pacifica di due popoli in una terra che da tanta parte dell’umanità è considerata sacra e dove purtroppo si consuma tuttora una inutile violenza senza sbocchi”, caratterizzata dall'”approfondirsi di differenze e di odi ancestrali che si trasformano in atteggiamenti tanto irrazionali quanto inutili, senza dialogo e senza la convinzione che l’unica soluzione sta nel dovere e saper coesistere perfino collaborando insieme allo sviluppo dell’intera area”. Il medio Oriente è, dunque, per Colombo “un problema soprattutto europeo e mediterraneo”, che impone al nostro Continente di chiedersi se esso sia in grado di “assumere il ruolo di potenza civile globale”, per superare “il cosiddetto utilitarismo attribuito agli Stati Uniti d’America”.