TERRA SANTA: DON AMATEIS, PER PORRE FINE ALLA GUERRA CI VUOLE “UNA VISIONE PROFETICA”

Per porre fine al tragico conflitto che insanguina la Terra Santa non basta il rispetto delle legalità e degli accordi internazionali di pace: “ci vuole, da ambo le parti, una visione profetica sull’avvenire”. E’ l’opinione di don Jacques Amateis, il religioso salesiano che ieri si trovava a Betlemme, a celebrare una Messa presso il Convento delle Brigidine, teatro nelle ore seguenti di una sparatoria tra le parti in guerra; inizialmente il religioso era stato dato per morto, poi la notizia è stata smentita. Nel 1976, lo stesso religioso rimase ferito a Beirut, nel corso di un’altra sparatoria presso la scuola dei salesiani, dove morì un suo confratello, don Aldo Paoloni. Riferendosi alla spirale di morti, violenza e guerra che sembra non finire in Medioriente, padre Amateis, in un’intervista rilasciata il 16 gennaio scorso al settimanale cattolico di Fossano (Cuneo), “La Fedeltà”, aveva dichiarato: “Certo, ci sono un passato e un presente tragici, duri, segnati da guerre e violenze, ma se non si ha il coraggio di guardare lontano con l’occhio del profeta si rischia di non vedere più il futuro”. A proposito della questione di Gerusalemme, “nodo” fondamentale nel difficile cammino per raggiungere la pace, il salesiano aveva fatto notare: “Oggi la Santa Sede non parla più di internazionalizzazione di Gerusalemme, ma chiede garanzie per i luoghi santi, siano essi cristiani, ebrei, musulmani”. Padre Amateis, ordinato sacerdote proprio a Gerusalemme nel 1968, ma presente da più di 40 anni in Terra Santa, si era soffermato poi sulla delicata situazione dei cristiani, che “in tutto Israele, territori palestinesi compresi, oggi sono il 2%, circa 150 mila su 6 milioni di abitanti”. A questi cristiani di origine palestinesi si sono aggiunti di recente circa 300 mila cristiani provenienti dalle ex repubbliche sovietiche: un fenomeno, aveva commentato il religioso, “di cui le Chiese cristiane dovranno occuparsi”, se vogliono arginare la “diaspora” di migliaia di persone costrette a fuggire perché “si trovano tra l’incudine e il martello”. Conoscenza, presenza nei Luoghi Santi e “solidarietà impegnata”: questi l’impegni chiesti dal salesiano alle nostre comunità cristiane, per aiutare realtà come le scuole tecnico-professionali dei salesiani a Betlemme e a Nazareth, l’uno frequentato soprattutto da musulmani, l’altro “scuola per minoranze”, cioè per cittadini di cultura araba e di religione musulmana o cristiana.