VESCOVI EUROPEI: MONS. A.GRAB (CCEE), “EDUCARE ALLA FEDE I GIOVANI PER COSTRUIRE L’EUROPA”

Ricerca di nuovi linguaggi più vicini alla realtà giovanile, maggiore presenza dei vescovi e necessità di ripensare ‘strutture’ tradizionali come le parrocchie per trovare nuove vie di missione: sono questi per mons. Amédée Grab, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) alcuni degli elementi emersi al termine dei lavori del X Simposio dei vescovi europei che si chiude oggi a Roma sul tema “Giovani d’Europa nel cambiamento. Laboratorio della fede”. “Quello del linguaggio – ha detto mons. Grab – è un aspetto da vedere con occhio critico. Ma occorre capire cosa vuol dire cambiare il linguaggio della fede. Nelle modalità della pastorale ci sono degli adattamenti di linguaggio che però devono passare per un’educazione alla fede che ne deve spiegare contenuti e obiettivi. E’ evidente che il linguaggio della Chiesa deve essere più vicino a quello del mondo giovanile”. In questo senso il simposio ha rivelato il bisogno dei giovani di “sentire più vicini i loro vescovi” lasciando da parte paure reciproche. Secondo Grab, infatti, “i vescovi non devono avere timore dei giovani anche se le loro richieste sono difficili e i loro bisogni profondi ed i giovani devono avere fiducia nei loro pastori”. “I giovani – secondo il presidente del Ccee – sono attratti dalla radicalità delle scelte che si esplica anche nel vivere la fede in una dimensione comunitaria. La contemplazione, per esempio, nella sua radicalità, resta una dimensione importante, essenziale, che tanta presa ha sui giovani. Oggi i monasteri sono pieni di giovani che vogliono fare esperienze di silenzio, di essenzialità e di meditazione. Compito della Chiesa è facilitare il loro accostamento al Vangelo tramite la meditazione”. Nel processo di costruzione dell’Europa l’apporto dei giovani è fondamentale: “ognuno – ha concluso mons. Grab – ha delle responsabilità a riguardo. Molta gente è invece ancora convinta che essere cristiani significa essere fedeli a certi doveri e pratiche religiose. Invece non bisogna dimenticare che ogni scelta fatta, ogni stile di vita è costitutivo della realtà sociale e fa parte dell’avvenire dell’Europa. Non è possibile immaginare un Europa in cui ognuno pensa solo a mantenere i propri vantaggi. Questa non è una prospettiva cristiana”.