In Calabria “c’è una crisi delle libertà che porta all’irrealizzazione dell’uomo e quindi al disumanesimo”. La mafia che si instaura in questa realtà “è il rovescio di una società disorganizzata come il demonio è il rovescio di Dio”. Lo ha detto mons. Giuseppe Agostino, arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano, intervenendo il 27 aprile, a Rossano Scalo, alla tavola rotonda sul tema “Contro l’uomo: l’antiumanesimo della mafia e della ‘ndrangheta”, promossa dal centro culturale “Il Lievito” della diocesi di Rossano-Cariati. Per sconfiggere questo male – ha aggiunto il presule – bisogna educare alla conquista della vita e non al “tutto e subito perché questo forma l’uomo fragile e insicuro”. Mafia e ‘ndrangheta – ha poi aggiunto l’arcivescovo di Rossano-Cariati, mons. Andrea Cassone – sono “anticivili, antiumani e anticristiani”. La via per uscirne resta quella dell’educazione e della prevenzione”. L’attività “criminosa” di pochi squalifica l’onestà della maggioranza dei calabresi”. Mons. Franco Milito, direttore del centro culturale “Il Lievito”, ha sottolineato come i recenti “gravissimi fatti, perpetrati nella Sibaritide poco più di un mese fa, e gli altri atti intimidatori contro singoli e aziende nelle ultime settimane anche in città confermano la necessità di continuare a riflettere su tristi fenomeni di cui tali eventi sono appena la tragica cornice”. Mons. Milito ha inoltre fatto presente la “ricaduta in negativo, sui singoli e sulla collettività, per chi vota la vita alla violenza organizzata, già sulla propria esistenza, sugli affetti familiari e dei legami ambientali, sulle reazioni a catena che si producono e che finiscono con il ritorcersi su tutta la comunità con una serie di effetti a ‘boomerang’ fortemente penalizzanti una corretta percezione e considerazione all’esterno con il diffondersi di stereotipi, difficili poi ad essere corretti o considerati con tolleranza. Non è vincente, mai, la criminalità, che nega l’uomo e deforma gli orizzonti entro cui egli può dirsi e sentirsi veramente tale”.