Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – La vicenda di Napoli, con gli arresti di diversi agenti e funzionari di polizia in seguito alla repressione delle manifestazioni anti-globalizzazione, ha fatto molto scalpore. In realtà può essere assunta coma paradigmatica di una situazione complessa, che tende a rendere difficile qualsiasi discorso sulla cosa pubblica. Può essere utile allora ricordare brevemente tre ordini di considerazioni. Nel merito è importantissimo accertare la verità. Sono in gioco questioni molto delicate, come dimostrano anche le vicende di Genova di poco successive. E’ quindi necessario lavorare all’accertamento dei fatti con il massimo scrupolo e la massima serenità, ben sapendo che la responsabilità penale è personale e che esiste la presunzione di innocenza fino alla sentenza passata in giudicato. Nel metodo sono stati sollevati interrogativi sulla scelta dei tempi e delle modalità dell’intervento, collegandoli a complessi giochi interni alle diverse istituzioni coinvolte nella vicenda. Emerge così una questione più generale, strettamente collegata con i riflessi sulle istituzioni e sui diversi protagonisti, della “crisi di fine secolo” che ha segnato la lunga transizione italiana. Così tanti fatti di cronaca politica o di ordine pubblico diventano palcoscenico di quella che è stata definita volta per volta una politica spettacolo o una giustizia spettacolo. I discorsi, secondo questo registro, tendono a farsi generali e generici, sempre più semplificati e conflittuali: il quadro si intorbida e crea nell’opinione pubblica effetti, apparentemente opposti ma nei fatti speculari, di radicalizzazione e di disorientamento. Tutto questo allora genera tensioni e fa serpeggiare violenza nel corpo sociale, in forme aperte o più insinuanti, ma non per questo meno preoccupanti. Si tratta allora di andare controcorrente, in particolare di fronte al linguaggio e alle forme sempre più semplificate del sistema della comunicazione politica La lezione dei fatti di Napoli allora è proprio quella di superare questa sindrome, ricollocando i fatti nel loro contesto e dunque nei loro limiti. Certo sembra assi più facile dirlo che realizzarlo in concreto. Eppure solo per questa strada tutti gli attori del sistema politico e sociale potranno dare il proprio contributo a ritessere la trama di un’alta qualità della vita e del dibattito democratico, di cui non solo l’Italia, ma (come insegnano le vicende francesi) tutti i grandi paesi avanzati oggi avvertono la necessità.