Anche la comunità ebraica di Firenze, come quelle musulmana e cattolica, ha partecipato, ieri sera, alla preghiera comune con un proprio messaggio inviato dal Rabbino capo Joseph Levi all’arcivescovo mons. Ennio Antonelli. “In nome della comune tradizione – si legge nel testo – noi, ebrei, cristiani e musulmani, dobbiamo unirci in preghiera per chiedere aiuto a Dio e ricordare a chi ascolta che la vita di ogni donna, di ogni uomo, di ogni bambino, arabo o ebreo, israeliano o palestinese è sacra”. Secondo Levi, “solo attraverso la comprensione del dolore e della sofferenza dell’uno e dell’altro potremo avvicinare le parti, inducendole a vedere l’una nell’altra la dimensione divina della vita. E’ con una convinta preghiera che induce ad un cambiamento dell’animo si diventa costruttori della pace”. Ma come si costruisce la pace? A questa domanda Levi risponde: “concentrandosi su ciò che è buono, bello e divino nell’altro ed invitando l’altro a comprendere, a sua volta, ciò che è bello e divino in noi. I visi mascherati si rifiutano di vedere il viso umano e divino dell’altro. E’ la preghiera che ci aiuta a combattere la tendenza umana alla sfiducia, la tendenza umana a dare la colpa all’altro”. “Dobbiamo – conclude il messaggio – rinnovare questo richiamo all’umanizzazione dell’altro, per potere esprimere a voce alta questo invito alla responsabilità e alla preghiera dei leader spirituali del mondo ebraico, musulmano e cristiano, per richiamare tutti i popoli della regione a fare un passo indietro ad allontanarsi dalla fascinazione della morte”. “Uniamo le nostre mani per costruire insieme su questa terra un paradiso terrestre affascinato dalla vita e per far rivivere in noi l’immensa spiritualità che Iddio mise nelle nostre anime umane”.