“Siamo felici non solo per la fine dell’assedio alla basilica ma anche perché ora Betlemme, con i suoi centomila abitanti, può tornare a vivere dopo 38 giorni di coprifuoco” accoglie così, padre Raed Abushalia, cancelliere del Patriarcato Latino di Gerusalemme, la notizia dell’accordo raggiunto nella notte scorsa che pone fine all’assedio della basilica della Natività a Betlemme. L’accordo prevede per i tredici palestinesi, accusati da Israele di atti di terrorismo, l’esilio in diversi Paesi tra cui, sembrano esserci l’Italia, la Spagna, la Grecia, l’Austria, il Lussemburgo ed il Canada, dove arriveranno dopo un iniziale trasferimento a Cipro. Resta da stabilire il loro status giuridico e in che modo verranno attuati quei controlli, nei Paesi di destinazione, richiesti da Israele per sbloccare l’assedio. “Non entro nel merito dell’accordo – dichiara padre Abushalia, raggiunto telefonicamente dal Sir -. Quello che posso dire è che siamo soddisfatti che la chiesa dopo tutti questi giorni torni ad essere dei fedeli e aperta alla preghiera”. Una volta sgombrata la Natività, spiega padre Abushalia, “questa verrà consegnata alle tre confessioni cristiane che l’hanno in custodia, ovvero i francescani, i greci ortodossi e gli armeni ortodossi. Poi si procederà al rito del ‘lavaggio della chiesa’ una vecchia tradizione che ha luogo una settimana prima di Natale e che per questa occasione verrà ripetuta. Infine, dopo il ritiro dei soldati, è possibile prevedere un’assemblea con i leader delle altre 13 chiese presenti”. Cosa resterà di questa vicenda?. “Certamente il ruolo onorevole giocato dai frati della basilica nella salvaguardia della chiesa e dei palestinesi assediati – afferma -. Abbiamo visto tutti le immagini dei frati che accompagnavano i palestinesi all’esterno della basilica salutandoli con affetto. Segno che la convivenza forzata all’interno è stata serena e rispettosa”.