FEDE E CULTURA: MONS. RODÉ, NO ALLA “CULTURA DELL’EFFIMERO” E AI “MIRAGGI” DEL SECOLARISMO

Dopo la “sconfitta spirituale” del comunismo e la “crisi della società liberale”, che “non si oppone a Dio ma è convinta che Dio non abbia niente a che vedere con gli interessi concreti dell’uomo”, il cristianesimo è chiamato a combattere contro “la cultura dell’effimero”, basata solo “sulla soddisfazione dei bisogni materiali ed emotivi”. Lo ha detto mons. Franc Rodé, arcivescovo di Lubiana e già Segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, intervenendo oggi in Vaticano alla giornata di studio per il XX anniversario della creazione del dicastero pontificio. “Il cristianesimo – ha proseguito il relatore – può giocare un ruolo nel campo dei rapporti umani e della cultura, ma il suo contenuto di fede non ha senso per la maggior parte dei nostri contemporanei”. Questo perché, ha spiegato l’arcivescovo, “non ci sono più grandi visioni storiche o nuovi modelli di società, si è persa la fiducia nella ragione e non si crede più all’esistenza di una verità. Quello che interessa l’uomo postmoderno è la soddisfazione dei suoi bisogni materiali ed emotivi. La felicità, la si trova nei piccoli piaceri della vita di ogni giorno: la cura del corpo per mantenersi giovane, belli e sani; i viaggi e le avventure sentimentali. Siamo immersi in una cultura dell’effimero che rifiuta qualsiasi legame con il passato ed ogni responsabilità verso l’avvenire”. Nonostante tutto questo, ha osservato però Rodé, “bisogna partire da questa cultura dominante per impegnarsi a seminare il Vangelo, sapendo che una nuova civiltà nasce sempre dalla trasformazione e dalla purificazione della precedente, non dalla sua distruzione. E’ soltanto a partire dalla cultura di oggi che potremo creare quella di domani”. Attenzione, però, ai “miraggi” della “secolarizzazione”, ha aggiunto il relatore, che se “ha purificato la fede di qualcuno”, ha anche provocato, negli ultimi quarant’anni, “un declino sensibile della pratica religiosa”, e soprattutto ha “messo ai margini” la “dimensione religiosa dell’esistenza, relegata nella sfera del privato”.