“Dal punto di vista canonico, il vescovo o il superiore non sono né moralmente né giuridicamente responsabili dell’atto criminoso commesso da un loro chierico”, lo afferma padre Gianfranco Ghirlanda, esperto di diritto canonico, in un articolo dedicato ai “doveri e diritti implicati nei casi di abusi sessuali perpetrati da chierici” che sarà pubblicato sul prossimo numero de “La Civiltà Cattolica”. “E’ vero che il chierico è in un rapporto di subordinazione gerarchica rispetto al proprio vescovo o al proprio superiore”, prosegue padre Ghirlanda, tuttavia “è da tener ben chiaro che questo rapporto non è in nessun modo assimilabile a quello che intercorre, per esempio, tra un datore di lavoro e un dipendente, per cui il primo è responsabile di fronte a terzi del comportamento del secondo negli incarichi di lavoro da lui ricevuti”. Dal punto di vista della legge civile, invece, alcuni legali statunitensi, in nome della “common law”, avevano addirittura chiamato in causa il Papa per il risarcimento dei danni per gli abusi sessuali di cui sono stati accusati alcuni sacerdoti.Per padre Ghirlanda inoltre “non è conveniente, a nostro parere, che la vittima si rivolga, per esempio, al cancelliere della Curia o a un ufficio istituito ad hoc”, come hanno suggerito alcune conferenze episcopali, quali quella austriaca e dell’Inghilterra e Galles, che hanno creato apposite strutture. La questione di eventuali abusi sessuali commessi da sacerdoti “ha un carattere pastorale – spiega il canonista – non burocratico amministrativo, quindi è il pastore della diocesi che deve essere informato o il superiore maggiore responsabile dell’opera in cui il chierico avrebbe commesso il delitto”. E aggiunge: “Certamente non ci sembra un comportamento pastorale quello di un vescovo o di un superiore che, ricevuta la denuncia, informano del fatto l’autorità giudiziaria civile, per evitare di essere implicati nel processo civile che la vittima potrebbe intraprendere”. Per quanto riguarda il risarcimento del danno, conclude Ghirlanda, “se l’accusante è stato veramente vittima di un abuso ha diritto al risarcimento del danno da parte del chierico delinquente ma non da parte del vescovo, da un punto di vista canonico”.