LAICITÀ IN EUROPA: P.SCOPPOLA, “LO STATO LAICO HA BISOGNO DELLA RELIGIONE”

“Lo Stato laico ha bisogno della religione”: ne è convinto lo storico Pietro Scoppola, intervenuto al convegno internazionale “Quale laicità in Europa?” promosso a Roma dal Centro culturale Saint-Louis de France, e conclusosi questa mattina. “La laicità dello Stato è fuori discussione – ha affermato Scoppola – ma è impossibile immaginare un futuro per le nostre società senza un vigoroso apporto di energie morali difficilmente pensabile al di fuori delle grandi esperienze religiose”. Per lo sceicco Khaled Bentounes, guida spirituale della confraternita Alaouiya di Nizza, se la laicità “mette al centro del dibattito la cittadinanza e non l’appartenenza ad una religione, allora essa non è in contraddizione con i valori dell’Islam, ma è anzi un’autentica opportunità perché permette ad ogni cittadino rispettoso della legge di vivere serenamente nel pieno rispetto delle diversità culturali e religiose”. “Chiesa e Stato, ancorché a diverso titolo e in totale autonomia, sono al servizio degli uomini ma la Chiesa deve sempre poter richiamare lo Stato e le istituzioni allorché essi perdono di vista i principi legati ai diritti fondamentali della persona umana” ha affermato il segretario del Pontificio consiglio della Cultura, padre Bernard Ardura. “Con il processo di integrazione europea – ha quindi spiegato Roland Minnerath, dell’Università di Strasburgo – sono state emanate delle norme comuni riguardanti i rapporti degli Stati con la religione. L’atto finale della conferenza intergovernativa di Amsterdam (1997) consacra il riconoscimento da parte dell’Unione dello statuto giuridico che le Chiese detengono nei rispettivi Stati” e “il principio di sussidiarietà inscritto nel trattato di Maastricht proibisce all’Unione di legiferare in materia di statuto delle organizzazioni religiose”. Secondo Minnerath “questo nuovo orizzonte normativo può favorire la convergenza dei diritti e delle filosofie della laicità” ma “la polemica sui riferimenti all’eredità religiosa nella Carta dei diritti fondamentali ha mostrato che è ancora lungo il cammino da percorrere”.