TERRA SANTA: GIOVANNI PAOLO II, NUOVO APPELLO PER UNA “PACE DURATURA”

“Lavorare senza sosta per il raggiungimento di una pace duratura, fondata sulla giustizia e sul perdono”. E’ questo il compito affidato oggi dal Papa ai responsabili delle nazioni, chiamati a manifestare “una concreta volontà di lavorare per la riconciliazione” dei popoli”. Ricevendo oggi gli ambasciatori di otto Paesi (Bielorussia, Niger, Svezia, Thailandia, Benin, Sudan, Islanda e Giordania), in occasione della presentazione collettiva delle lettere credenziali, il Papa ha accennato, infatti, alle “crisi gravi” e agli “atti di violenza” che insanguinano il mondo e ha invitato “la comunità internazionale e tutti gli uomini di buona volontà a mobilitarsi più intensamente” per la pace. E’ la pace, infatti, ha aggiunto il Pontefice, “la priorità più urgente per tutti i paesi e su tutti i continenti, affinché cessino i conflitti armati” che “ipotecano l’avvenire delle nazioni e dei popoli”, alcuni dei quali “sottomessi a condizioni di vita umilianti e indegne”. Nel discorso rivolto all’ambasciatore del Sudan, Abdelbasit Badawi Ali Elsanosi, Giovanni Paolo II si è poi riferito, in particolare, alla situazione della Terra Santa, e agli spiragli di pace che si possono intravedere dopo lo sblocco dell’assedio della Natività a Betlemme. “Ogni nazione che desidera impegnarsi sulla strada del progresso e dello sviluppo – ha detto il Pontefice – deve lavorare senza sosta per il raggiungimento di una pace duratura fondata sulla giustizia e sul perdono”. E dell’impegno, anzi di un “combattimento morale” portato avanti da “musulmani e cristiani” per “l’instaurazione di una pace veritiera in Medio Oriente” ha parlato lo stesso ambasciatore del Sudan, che rivolgendosi al Papa ha aggiunto: “L’intensità del dramma vissuto dalla Palestina deve farci prendere coscienza dell’urgenza di costruire un mondo più giusto e più morale, in cui le ambizioni egemoniche non trovino più alcun posto”.