“Una società giusta è quella che tiene conto dei più deboli e dei più sfortunati; e seriamente li aiuta. Ma al tempo stesso è una società che non si comporta allo stesso modo con chi fa il bene e con chi fa il male, che non compensa in pari misura chi è attivo e chi deliberatamente rifugge da ogni laboriosa occupazione. Perché la giustizia vera e sostanziale non sta nel trattare tutti ugualmente, ma nel trattare ciascuno come ciascuno si merita”. Lo ha affermato ieri, 1° maggio, l’arcivescovo di Bologna, card. Giacomo Biffi, nell’omelia della celebrazione eucaristica presieduta in occasione della festa di San Giuseppe artigiano nella cattedrale di San Pietro. “Un giusto – lo ha definito il card. Biffi rivolgendosi ai fedeli presenti – che ha avvolto nel silenzio la sua concreta operosità” e che “voi, in un giorno risonante di infinite parole, siete venuti ad onorare”. Secondo il porporato, evocare oggi la figura di San Giuseppe “significa riproporre l’urgenza e l’indole propria della giustizia cristiana”. “Il cristiano, infatti, sul modello di San Giuseppe, “anche quando rivendica il suo diritto, non dimentica mai il suo dovere” e “quanto più la tensione verso la giustizia si fa viva e forte in lui, tanto più si adopererà per una società davvero più giusta”. Una società, cioè, “che nelle sue leggi e nelle sue istituzioni si dimostra convinta che il lavoro umano è una ricchezza più grande del capitale; ed è anche persuasa che l’uomo (con la sua dignità e le sue necessità) è un valore più alto di ciò che fa e di ciò che produce”. “Una società giusta e lungimirante – ha proseguito l’arcivescovo – è quella che difende la realtà basilare della famiglia fondata sul matrimonio” e conseguentemente le assicura “spazi adeguati di sussistenza, di sviluppo, di possibile fecondità, con interventi non ambigui e con provvidenze non irrisorie”. Non si possono accettare “separazioni artificiose tra la nostra condizione di credenti e il nostro impegno umano” ha concluso il card. Biffi; pertanto “in un mondo dove molte illusioni sono cadute, noi cristiani dobbiamo saper ridare ai nostri contemporanei l’energia della speranza” e “ai lavoratori il gusto di guardare avanti”.