CONGRESSO FUCI: CARD.KASPER, “DOPO QUELLO DI BERLINO ALTRI MURI DEVONO CADERE”

“Dobbiamo riscoprire le radici cristiane dell’Europa e restituirle il suo fondamento cristiano”, dice il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, intervenendo al 56° congresso nazionale della Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana) dal titolo “Il filo d’oro. Tessere trame di solidarietà nella rete delle interdipendenze”. “Non possiamo nascondere che il cristianesimo ha gestito male la sua credibilità”, continua Kasper. “Ma alla costruzione dell’Europa manca l’anima. Dimenticando la sua storia e cultura cristiana, ha dato spazio all’ideologia del progresso e al marxismo che hanno lasciato un grande vuoto”. Dimenticare queste radici è un “grave deficit”. “Nella costituzione non è stato possibile neanche inserire il nome di Dio”, sottolinea il porporato. “Abbiamo bisogno di giovani cristiani per costruire l’Europa su basi solide e per una nuova inculturazione del vangelo. E questo non è opzionale al processo economico e politico”. Il cardinale ha poi esortato i giovani universitari ‘fucini’ a “studiare la dottrina sociale della Chiesa, esercitare la solidarietà, impegnarsi per costruire un mondo più giusto e solidale divenendo operatori di pace”. “La pace nel mondo non può fare a meno e presuppone la pace tra le religioni”, prosegue Kasper. “Non si può costruire la pace se si è divisi nella fede, innanzi tutto come cristiani. Le divisioni tra le chiese hanno contribuito alla divisione dell’Europa. Il movimento ecumenico è uno dei contributi più importanti offerti dalla Chiesa all’unità dell’Europa e del mondo”. “I recenti conflitti con la chiesa ortodossa russa hanno ragioni ideologiche ma anche politiche”, conclude Kasper. “Si parla con insistenza di allargamento dell’Unione europea ad est. Nessuna integrazione potrà realizzarsi senza che l’Europa respiri con i due polmoni della chiesa cattolica e di quella orientale”. “Dopo il muro di Berlino anche il muro della nostra testa deve crollare per costruire ponti di collaborazione, riconciliazione e amicizia”.