All’origine dell’attuale crisi del sacramento della confessione ci sono i due eccessi opposti dell'”individualismo” e del “collettivismo”: lo ha detto il card. Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, presentando oggi in Vaticano la lettera apostolica del Papa “Misericordia Dei”. Negli ultimi decenni, secondo il cardinale, il “sempre più frequente ricorso all’assoluzione collettiva”, considerata come “una forma normale del sacramento della penitenza”, è stato “un abuso che ha contribuito alla progressiva scomparsa di questo sacramento in alcune parti della Chiesa”. Un “crescente individualismo, che comporta una chiusura dell’io come sufficiente a se stesso” e, all’opposto, un “crescente collettivismo, che identifica Dio come il soggetto ‘collettivo’ della comunità”: questi, per Ratzinger, i presupposti della recente “nuova idea di educazione alla penitenza” che hanno portato al prevalere dell’assoluzione collettiva, grazie alla quale si è fatta strada “la possibilità di dispensare dalla confessione personale”. Tale “rimedio”, per il prefetto, va oggi “riequilibrato”, riconoscendo che “in quel clima di ricerca si sono prodotti abusi e malintesi”. Il “motu proprio” del Papa, ha proseguito il cardinale, sottolinea “il carattere personalistico del sacramento della penitenza: come la colpa malgrado tutti i nostri legami con la comunità umana è ultimamente qualcosa di personale, così anche la nostra guarigione, il perdono deve essere totalmente personale”. Oltre ad essere “una forma straordinaria e possibile solo in ben determinati casi di necessità”, ha aggiunto Ratzinger, l’assoluzione collettiva “presuppone la volontà di provvedere alla confessione personale dei peccati, non appena ciò sarà possibile”. (segue)