“Internet aiuterà a promuovere la comprensione tra le culture o imporrà al mondo una sola cultura, a volte con il risentimento di coloro ai quali è stata imposta?”. E’ la domanda che si pone l’arcivescovo John Patrick Foley, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, intervendo oggi a Venezia all’incontro dell’Organizzazione mondiale dei presidenti (Wpo – World presidents’ organization, organismo statunitense che riunisce oltre 3300 capi esecutivi delle maggiori imprese del mondo) su “Etica nella comunicazione, pubblicità, Internet”. “Internet è utile per l’uso responsabile della libertà e della democrazia – osserva mons. Foley -, espande la gamma delle scelte disponibili nelle diverse sfere della vita, apre orizzonti culturali ed educativi, supera le divisioni e promuove in molti modi lo sviluppo umano”. Però, paradossalmente, fa notare, “le forze reali che possono portare ad una migliore comunicazione possono anche condurre all’aumento dell’alienazione e del ripiegamento su se stessi”: “Mentre Internet si basa sull’uguaglianza, i suoi strumenti e i suoi usi possono anche contribuire al ‘divario digitale’ tra ricchi e poveri di informazione e tecnologia”. Per cui una questione essenziale da risolvere è “come porre fine ad ogni ‘divario digitale’ che può contribuire al crescente impoverimento di alcuni settori della società o di alcune aree del mondo”. A suo avviso “l’auto-regolazione delle imprese è il miglior modo per garantire l’uso responsabile di Internet, ma le circostanze a volte possono richiedere l’intervento delle autorità pubbliche per fare in modo che tutti i segmenti della società siano rappresentati negli organismi di auto-regolazione delle imprese”. Sono molte le difficoltà e le questioni collegate ad Internet che richiedono, secondo mons. Foley, una collaborazione internazionale: tra queste, “come garantire la privacy delle persone e dei gruppi che rispettano la legge” senza impedire che le leggi e i servizi di sicurezza “esercitino la sorveglianza su criminali e terroristi” e come “proteggere il copyright e la proprietà dei diritti intellettuali senza limitare l’accesso ai materiali di pubblico dominio”.