“L’articolo 18 dello statuto del lavoratore è stata una grossa conquista nella logica della difesa del lavoro. Ragionando dell’articolo 18 vorrei che si considerassero le implicazioni che si creerebbero per la persona eliminando questo strumento”. Lo sostiene don Paolo Tarchi, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per i problemi sociali ed il lavoro, a Venezia per la IV consultazione delle Conferenze episcopali europee sulla responsabilità per il creato che si apre oggi sul tema “Lo sviluppo sostenibile esige una nuova visione del lavoro”. “Parlando dell’articolo 18 è opportuno – dichiara al Sir don Tarchi – che ci siano degli strumenti equivalenti che possano mantenere e garantire il livello di dignità del lavoratore e pensare anche a delle tutele anche per i lavoratori atipici”. Secondo il direttore dell’Ufficio Cei “il mondo del lavoro ha bisogno, in Italia come in Europa di essere rifondato”. E’ importante, dunque, “trovare le vie della novità e la principale è riscoprire la centralità della persona”. “Solo se si mette al centro la persona il lavoro assume contenuti sostenibili”. Si tratta di “coniugare flessibilità con qualità di vita”. Per questo occorre “una formazione ed una riqualificazione permanente, ammortizzatori sociali che evitino la precarietà dei lavoratori, la creazione di un’identità del lavoratore che tenga conto veramente della sua carriera lavorativa”. “La riduzione a 35 ore dell’orario di lavoro – conclude don Tarchi – potrebbe aiutare il lavoratore a recuperare una dimensione di vita più sostenibile purché gli sia garantita una retribuzione adeguata. Sono strumenti che hanno una logica se si mette al persona al centro della discussione. Un tempo di lavoro ed un tempo di riposo. Sostenibilità significa mettere la persona in grado di avere tempo anche per se stessa, per la sua famiglia, per i suoi interessi”.