“Nessuno, neanche nel mondo cattolico, ha mai sostenuto il diritto-dovere all’immigrazione sregolata: il problema è cosa si intenda per regolamentazione”. Lo ha detto mons. Attilio Nicora, vescovo delegato della presidenza Cei per le questioni giuridiche, nel corso della terza conferenza stampa della XLIX Assemblea generale dei vescovi italiani, che si concluderà domani in Vaticano. Nicora, in particolare, ha fatto una “distinzione” tra “il diritto all’asilo e al rifugio per situazioni dove c’è a rischio la vita e le libertà fondamentali della persona” ed il “problema più generale della mobilità migratoria”, ricordando che quello della Chiesa è da sempre “un atteggiamento di accoglienza solidale”, lasciando a “chi ha responsabilità politiche” il compito e la responsabilità di “trovare punti di equilibrio concreto e giusto in grado di tenere insieme valori non facili da contemperare”. La sussidiarietà, ha puntualizzato inoltre il vescovo, “non è solo una questione che disciplina le relazioni tra lo Stato e le chiese”, ma riguarda anche “quelle materie che esprimono in maniera più caratteristica l’anima propria di ciascuna nazione europea, filtrata dalla dimensione religiosa”, tra cui tutto il vasto ambito dell’educazione e della scuola. Tutto ciò, secondo il vescovo, “proprio per favorire il processo di riconoscimento nella tradizione europea, e non provocare una sensibilità reattiva che senta l’intervento dell’Europa come invasivo, invece che limitato ad alcune competenze”. A proposito del ruolo che la Chiesa italiana può giocare a favore della diffusione di una “cultura europea”, Nicora ha citato come decisivi il contributo della scuola cattolica, definita un “campo fecondissimo di promozione dell’identità europea, attraverso la proposta dei valori cristiani” e quello delle aggregazioni laicali, chiamate a “mettere a tema le grandi problematiche legate alla vita nel nostro Continente”; anche le famiglie religiose, il dialogo ecumenico ed il turismo religioso inteso come “pellegrinaggio pedagogico e luogo concreto di incontro con le diverse comunità”, possono svolgere – ha concluso il vescovo – un ruolo importante nel “processo costituente” di un’Europa “disorientata, ma anche assetata di momenti di silenzio che diventino annuncio e proposta”.