Dopo il “dramma della persecuzione nazista”, in cui “siete stati considerati cittadini di seconda classe, umiliati ed emarginati”, oggi è tempo di “sperare e lavorare per un domani che sia migliore per tutti”, specialmente per i giovani, cui bisogna insegnare “a non aver paura di osare”. Lo ha detto oggi il Papa ai cattolici dell’Azerbaijan (120 fedeli, con un parroco e una parrocchia), celebrando la Messa al Palazzo dello Sport di Baku, alla presenza di circa 2000 persone. “Il Papa è con voi”, ha detto Giovanni Paolo II ai fedeli azeri, assicurando di “conoscere” le loro soferente” e di averli “portati tutti nel cuore durante gli anni del pellegrinaggio nel deserto della persecuzioni”; a questo proposito, il Santo Padre ha rinnovato l’apprezzamento, già espresso ieri, per la “generosità” della Chiesa ortodossa, che “ha aperto le porte ai fedeli cattolici, rimasti senza ovile e senza pastore”. “Il Papa vi porta l’apprezzamento dell’intera Chiesa cattolica”, ha aggiunto il Pontefice, lasciando ai fedeli dell’Azerbaijan come “consegna” l’impegno di continuare ad esprimere l'”universalità”, bene evidente un una comunità cattolica, come quella azera, costituita “da persone di varia provenienza, alcune con un passato e una prospettiva di stabilità, altre di passaggio verso altre terre”. Essere “fedeli” alla propria “missione”, ha concluso Giovanni Paolo II, vuol dire “conservare la fede”, ma anche “sperare e lavorare per un domani che sia migliore per tutti”, in particolare per i giovani, “esposti a cadere nel miraggio dell’ozio demotivato, della ricchezza facile e disonesta”, ma anche “in grado di vibrare per un ideale e di rischiare l’eroismo del sacrificio per far trionfare la giustizia e favorire l’affermarsi della libertà e della pace. Occorre insegnar loro a non aver paura di osare. Occorre dischiudere loro la luminosa prospettiva della fede, dell’amicizia con Cristo”.