Navi della Marina reale per fermare il traffico di clandestini e ridurre così il numero di immigrati illegali in Gran Bretagna. La proposta del premier inglese Tony Blair non piace a mons. Patrick Kelly, arcivescovo di Liverpool, a Venezia per la IV Consultazione del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) su lavoro e responsabilità per il creato. “Da quello che ho potuto leggere dai giornali qui in Italia – dichiara al Sir mons. Kelly – posso dire che la prima impressione è di una decisione molto strana e difficile da accettare. Indubbiamente il centro di accoglienza di Sangatte, vicino Calais, in Francia, è una ferita aperta nell’opinione pubblica inglese, specie tra gli strati più bassi, quelli che maggiormente vivono il fenomeno dell’immigrazione. E’ da questo centro, infatti, che ogni giorno, dentro Tir, treni e battelli, arrivano in Inghilterra numerosi clandestini, senza che la Francia possa far nulla per fermarli”. Secondo l’arcivescovo di Liverpool, in Inghilterra, si sta verificando un cambio culturale: “da un Paese aperto, grazie anche al Commonwealth, ad uno più chiuso. Gli immigrati si stabiliscono non nelle zone ricche del Paese ma in quelle più povere e disagiate con naturali ripercussioni di natura sociale, economica e culturale”. “In una zona della mia diocesi di Liverpool – racconta mons. Kelly – si era pensato di realizzare un centro di accoglienza per rifugiati. Ma abbiamo dovuto registrare la reazione contraria di alcune scuole cattoliche del posto. Sostenevano, infatti, che più di 700 persone, qui nella zona, potevano rappresentare un problema alla convivenza”. “Serve a poco, allora, che io vescovo dichiari la mia disponibilità all’arrivo di questi immigrati, quando la mia comunità ecclesiale, la cosiddetta chiesa locale è la prima a non essere convinta. Dobbiamo pensare, con umiltà e con realismo, a ricostruire comunità accoglienti”.