La visita in corso del cardinale Etchegaray in Terra Santa potrebbe “sbloccare l’assedio alla Natività. In caso contrario sarebbe un duro colpo ai due miliardi di cristiani nel mondo che hanno in questa terra i loro luoghi più santi”. E’ l’opinione espressa da padre Raed Abushalia, cancelliere del Patriarcato Latino di Gerusalemme, che dalla Terra Santa lancia un auspicio: “Speriamo – dice – che il cardinale riesca a far sentire le voce di tutti i cristiani alle parti in lotta”. Sulle condizioni dei religiosi all’interno della basilica assediata, padre Abushalia racconta che “da tre giorni i frati non ricevono cibo dagli israeliani ma solo dei cioccolatini dimenticandosi anche che dentro la basilica ci sono altre 200 persone. E ogni giorno è sempre peggio anche perché il negoziato è interrotto”. Ma la preoccupazione del religioso è soprattutto per “le 100 mila persone della zona di Betlemme che vivono in una prigione a cielo aperto, senza servizi e senza lavoro”. Padre Abushalia spera inoltre che la liberazione di Yasser Arafat dall’assedio durato 34 giorni nel suo bunker di Ramallah “gli dia la possibilità di muoversi e di mettere ordine sia nell’Autorità palestinese sia nel Paese”. In merito infine alla conferenza di pace “da tenersi in estate” indetta dopo un incontro tra Usa, Unione Europea, Russia e Onu, il cancelliere avverte: “Questa conferenza potrebbe rivelarsi inutile se prima l’esercito israeliano non si ritira completamente e definitivamente dai Territori”. “Il popolo – aggiunge – è stremato”. Secondo padre Abushalia punto di partenza di questa conferenza “dovrebbe essere il piano saudita che prevede il riconoscimento israeliano da parte dei Paesi arabi attraverso uno scambio tra terra e pace. Ma a questo va aggiunto un limite di tempo oltre il quale non è possibile andare per raggiungere la pace”. A riguardo padre Abushalia ha una sua proposta: “6 giorni, sei settimane e sei mesi: sei giorni per lasciare i territori, sei settimane per trovare un accordo ragionevole per tutte e due le parti e sei mesi per applicarlo. Il tutto basato sul principio che gli israeliani hanno occupato i territori in sei giorni”.