GIOVANNI PAOLO II AI BENEDETTINI, LA TRADIZIONE MONASTICA PONTE TRA ORIENTE E OCCIDENTE

Un’istituzione “provvidenziale per i monasteri benedettini” che “ha svolto un ruolo significativo nel tessere un fecondo rapporto tra la vita spirituale e lo studio ed è diventata un valido punto di riferimento e un privilegiato luogo di formazione per il mondo monastico oggi”. Con queste parole Giovanni Paolo II ha sintetizzato i cinquant’anni di impegno dell’Istituto monastico fondato a Roma presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo nel 1952. Nell’indirizzo di saluto inviato all’abate primate Notker Wolf, in occasione del congresso internazionale in corso presso l’ateneo per celebrare la ricorrenza su “Testi e temi nella tradizione del monachesimo cristiano” (fino al 1° giugno), il Papa ha rilevato che “accostare la storia del monachesimo orientale e di quello occidentale ha reso possibile la scoperta di interazioni tra le rispettive scuole di teologia, spiritualità, vita monastica”. Questo “servizio reso alla Chiesa dall’Ordine benedettino – sono ancora parole di Giovanni Paolo II – si colloca nel solco della più larga e affascinante ricerca di Dio alla quale San Benedetto desiderava avviare i suoi discepoli”, una strada su cui occorre “continuare ad operare”. “Prendere il largo! Sia questo l’impegno di tutti, in sintonia con le attese della Chiesa proiettata nel terzo millennio” è l’invito rivolto quindi alla comunità dal Pontefice, che ha auspicato “un vasto rilancio spirituale dell’intera famiglia benedettina” per il quale, ha detto, “è indispensabile che cresca in ciascuno l’adesione a Cristo, unica vera fonte di rinnovata vitalità evangelica. Solo a questa condizione è possibile affrontare con coraggio le sfide del tempo presente. Oggi, come in passato, al monaco è chiesto, in primo luogo, di coltivare un’ininterrotta intimità con il Maestro. L’ora della contemplazione potrà così coniugarsi armoniosamente con il labora dell’azione”.