PILLOLA ABORTIVA: A.G.SPAGNOLO (UNIV.CATTOLICA), “GRAVE TRAUMA PSICOLOGICO E RISCHI PER LA SALUTE DELLE DONNE”

Sono sei le donne che negli Usa hanno riportato reazioni avverse o effetti collaterali molto gravi, e in alcuni casi anche mortali, in seguito all’utilizzo della pillola abortiva Ru-486. In tre casi, di cui uno mortale, si è trattato di una grave emorragia causata da gravidanza extrauterina; altre due donne (di cui una deceduta) hanno sviluppato gravi infezioni e la sesta ha avuto un attacco cardiaco. Lo ha reso noto nelle settimane scorse la Fda (Food and drug administration, l’organismo che negli Usa vigila sulla ricerca farmacologica e conferisce, dopo una serie di sperimentazioni, l’eventuale idoneità alla commercializzazione di nuovi farmaci). “Riemergono adesso tutte le perplessità sulla presunta a tanto sbandierata sicurezza di questi abortivi” commenta al Sir il direttore dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica, Antonio G. Spagnolo, preoccupato dell’intenzione di sperimentare anche in alcuni ospedali italiani questo farmaco. “I comitati etici che dovranno approvare i protocolli di sperimentazione non potranno non tenere conto delle segnalazioni della Fda e dei rischi per la salute delle donne” afferma in proposito, precisando tuttavia che “nessuna linea guida internazionale stabilisce a priori l’ammissibilità della sperimentazione associata all’aborto”, un atto che per Spagnolo calpesterebbe “il sentimento del rispetto della vita di molti, accanendosi su chi è già condannato a morte dalla decisione della madre di abortire”. “Non è sostituendo la procedura chirurgica con quella farmacologica – afferma il ricercatore – che si può eliminare il trauma dell’aborto, poiché, e sono le donne stesse a testimoniarlo, il trauma più grande non è quello fisico ma quello psicologico, una ferita interiore che nessuno riuscirà mai a cancellare”. Gravi al riguardo, per Spagnolo, le responsabilità dei medici che, “invece di sforzarsi di offrire alternative all’aborto, come pure nella legge 194 è chiaramente indicato, si preoccupano di indirizzare la loro ricerca per rendere più facile l’aborto e dunque, andando paradossalmente contro gli stessi principi della legge”.