Solo una “lunga catena di solidarietà, dall’ Oriente all’Occidente”, può portare la pace tra le “rovine materiali e morali”, fatte di “diffidenza, disprezzo e vendetta” tra i due popoli in lotta. E l’immagine usata oggi dal card. Roger Etchegaray, per tracciare una sorta di bilancio della “missione speciale” da lui condotta per conto del Papa in Terra Santa. “Nessuno – ha dichiarato il cardinale – può restare con le mani in mano nel momento in cui le mani di tutti devono formare una lunga catena di solidarietà, dall’Oriente all’Occidente”. “Bisogna essere sul posto – ha poi aggiunto portando la sua testimonianza personale – per misurare i cumuli di diffidenza, di disprezzo, di vendetta che si sono accumulati sul cammino ripido della pace. Quante rovine da sgombrare, materiali e soprattutto morali!”. Anche “quando i negoziati per Betlemme sembrano raggiungere la linea del traguardo – ha sottolineato Etchegaray riferendosi all’assedio della Basilica della Natività – un ultimo ostacolo impedisce il felice epilogo febbrilmente atteso da tutti”, e in particolare “da coloro che si trovano all’interno della Basilica della Natività, nel convento attiguo, e dagli abitanti di Betlemme e dei dintorni: per costoro prima di tutti, l’attesa non dovrebbe più durare”. Ed è stata proprio “la situazione tragica ed intollerabile” in cui si trova da più di un mese la Basilica di Betlemme al centro delle “preoccupazioni” di Etchegaray e del Papa, sia “per il carattere simbolico di questo luogo santi”, sia “come banco di prova della volontà comune dei capi dei due popoli di giungere ad una vera pace in tutta la Terra Santa”. Il Papa, ha concluso il cardinale, “non ha mai cessato di condividere la sofferenza e le speranze della popolazione di Betlemme”, anche se la “marcia religiosa” di preghiera auspicata da Etchegaray come segno di “solidarietà” verso la comunità francescana e le Chiese greco-ortodossa e armena, malgrado le sue “vivaci insistenze”, gli è stata rifiutata.