“La situazione è di stallo. Anche stamattina si è giunti ad un passo dall’accordo, saltato quando i tredici palestinesi, che dovrebbero essere esiliati, hanno chiesto la presenza di un garante dell’Ue, o britannico o americano poiché non si fidano degli Israeliani”. E’ quanto ha dichiarato al Sir Angiolo Rossi, sindaco di Pratovecchio (Arezzo), uno dei comuni italiani gemellati con Betlemme. “Ho parlato poco fa al telefono con p. Ibrahim, Custode della Natività – ha detto il sindaco della cittadina toscana che si è offerta, con il Sermig, di ospitare i tredici palestinesi destinati all’esilio -. La situazione, mi diceva, rischia di precipitare a causa di un crescente nervosismo di cui purtroppo non si parla. Nervosismo che sta creando timori anche nella comunità dei frati. Non si tratta, infatti, di un piccolo gruppo di persone ma di un numero elevato e quindi è difficile controllare reazioni o prevenire gesti sconsiderati che potrebbero essere provocati dalle terribili condizioni in cui versano gli assediati”. “Le condizioni di vita all’interno del convento ormai sono impossibili – ha proseguito Rossi -. In particolare quella sanitaria. Senza luce e soprattutto acqua c’è il rischio del diffondersi di qualche epidemia. Il luogo in cui sono costretti a stare è limitato e le condizioni igieniche sono disastrose. Per non parlare della mancanza di cibo. Giorni fa gli israeliani hanno fatto entrare in basilica solo poche cassette di generi alimentari del tutto insufficienti a sfamare i frati e i palestinesi. Questi ultimi hanno cercato di raccogliere bacche ed erba commestibile nel cortile del convento ortodosso. Ma poi hanno dovuto desistere a causa dei soldati israeliani che dall’alto di una gru, ora smontata, si sono prodigati in una sorta di tiro al bersaglio uccidendone alcuni”. “Ho sentito p. Ibrahim stanco e preoccupato – ha concluso il sindaco di Pratovecchio -. La tensione psicologica è continua. La conclusione sembra essere ogni volta ad un passo ma all’ultimo momento si frappongono i problemi. Prima di chiudere la nostra conversazione p.Ibrahim mi ha detto di non preoccuparci per le pietre, perché verranno rimesse al loro posto, ma piuttosto delle persone. Queste non si ricostruiscono”.