“Un buon successo, perché sicuramente ha respinto mali peggiori”: così il teologo moralista Marco Doldi, in una nota che apparirà sul prossimo numero del Sir, commenta i risultati del dibattito in corso alla Camera sul disegno di legge sulla procreazione medicalmente assistita che, dopo l’approvazione dei primi cinque articoli, riprenderà martedì prossimo. “Pur non potendo ottenere che fosse pienamente tutelata la dignità dell’embrione a nascere e che fosse riconosciuto il suo diritto a venire al mondo in modo pienamente umano” osserva Doldi, l’approvazione dell’art.1 “estende anche al concepito la tutela dei diritti, pari a tutti i soggetti coinvolti” anche se, precisa, “resterà da definire concretamente in che cosa consistano i diritti dell’embrione”. Chiarendo che garantire “l’eventuale diritto a nascere del concepito” non significherebbe “uno scardinamento della legge 194/78” come temuto da molti parlamentari, Doldi pone l’accento sulla necessità di tutelare l’embrione “concepito in vitro” e per questo, rispetto “a quello generato nel grembo materno, maggiormente esposto al dominio dei ricercatori”. Quanto all’approvazione dell’art. 4 sul divieto di fecondazione eterologa, cioè con gameti estranei alla coppia, secondo il teologo con il voto della Camera “si rispettano non solo i diritti della coppia, ma anche del bambino che deve vedere garantito il proprio diritto ad una famiglia e ad un’identità genetica e psicofisica” e viene inoltre respinta una pratica fecondativa “contraria all’unità della coppia perché vi introduce una terza figura genitoriale di rilievo”. Diverse, tuttavia, le perplessità di natura etica sulla fecondazione in vitro, la più significativa delle quali “è che il concepimento avviene al di fuori dell’atto coniugale”. A questa riserva vanno ad aggiungersi per Doldi anche quelle “riguardanti la sorte degli embrioni prodotti in eccesso e non impiantati, il basso successo della Fivet e i suoi altri costi, le ripercussioni psicologiche sui nati della provetta e la loro maggiore disponibilità a contrarre alcune patologie. Dati documentati da studi scientifici, al punto che in alcuni ambienti americani si è chiesto di impiegare i fondi, attualmente destinati alla fecondazione umana, in altri settori della salute, che sembrano offrire maggiori speranze”.