“Profonda preoccupazione” in merito alla nuova proposta di legge Bossi-Fini sull’immigrazione (già approvata dalla Camera e ora all’esame del Senato) perché “rende più precarie le condizioni degli immigrati e mette a rischio il diritto d’asilo” viene espressa nuovamente dalla Caritas italiana, durante l’odierna presentazione a Roma del Rapporto 2001 sulle attività internazionali. “Particolarmente inquietante”, secondo la Caritas, risulta “il trattenimento della quasi totalità delle persone che richiedono lo status di rifugiato” nei centri di permanenza temporanea (chiamati nella legge centri di “identificazione”) “secondo modalità che violano apertamente i principi costituzionali della libertà personale”. Per don Vittoria Nozza, direttore della Caritas italiana, questi centri “sono simili alle carceri ma sono destinati a persone che non hanno commesso specifici reati”. In alternativa la Caritas propone dei “Centri di protezione temporanea”, “valorizzando i centri delle Caritas diocesane e delle altre realtà di accoglienza che già sono nei nostri territori, pur in una situazione vigilata, per fare in modo che siano protetti i diritti delle persone, ferma restando la buona collaborazione con le istituzioni”. La Caritas critica, in particolare, la disposizione di legge secondo la quale “un allontanamento non autorizzato dai centri di identificazione comporta la rinuncia della domanda per il riconoscimento dello status di rifugiato” compromettendo in questo modo “l’esercizio di un diritto fondamentale della persona umana”. La Caritas fa notare inoltre che la procedura di riesame, da presentarsi entro cinque giorni alla stessa Commissione territoriale che ha respinto la richiesta di asilo, potrebbe non fornire “garanzie sufficienti di indipendenza e imparzialità” e denuncia “la mancata previsione di un effetto sospensivo dell’eventuale ricorso avverso una decisione negativa della Commissione territoriale”.